Il governo cancella l’atomo

 

Si farà il referendum contro il programma nucleare del governo? Forse no. Il governo ha improvvisamente, dopo l’annuncio di una moratoria di un anno al programma nucleare, cancellato del tutto le norme relative, ossia quelle sottoposte a referendum. L’emendamento all’ articolo cinque del “decreto omnibus”, presentato direttamente in Aula nella mattinata di martedì 19 aprile, e non inserito nel fascicolo degli emendamenti prestampati, afferma che ”al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”. L’emendamento, presentato all’ ultimo momento, nelle intenzioni del governo avrebbe insomma l’effetto di superare il referendum sul nucleare fissato a giugno e temuto dalla maggioranza.

D’altra parte, circolano sondaggi secondo i quali il 12 giugno sarebbe andato a votare, nel referendum sul nucleare, il 54 per cento dei cittadini, abbondamentemente sopra il quorum. E questo voto minaccia di trascinare con sé anche il quorum sugli altri due referendum, quello contro la privatizzazione dell’acqua e quello contro il «legittimo impedimento”. Disinnescando il voto sul nucleare – la tragedia di Fukushima ha azzerato anni di campagne filo-nucleari – il governo spera di ostacolare anche il raggiungimento del quorum su acqua e «legittimo impedimento». Questo è quel che sostengono tutte le opposizioni in coro. Ma, se si guarda alla decisione in sé, va registrato come la campagna contro le centrali nucleari, più gli eventi giapponesi, abbiano di fatto cancellato la decisione apparentemente irreversibile di ricominciare a costruire centrali nucleari. Sebbene, come sostengono molti dell’opposizione, questo gesto potrebbe essere un modo di sottrarsi al giudizio dei cittadini per tornare alla carica tra un anno o due, tant’è vero che la ministra dell’ambiente Prestigiacomo sostiene: «La ricerca sul nucleare va avanti».

Si può comunque immaginare la delusione di Areva e di Westinghouse, le multinazionali francese e statunitense, che avevano già stipulato accordi con Enel, dopo una battaglia di lobby di cui i dispacci della diplomazia Usa intercettati da Wikileaks e pubblicati dall’Espresso avevano raccontato tutto.

In ogni caso, bisogna spettare il voto definitivo del Senato e osservare le successive procedure per capire se il destino del referendum sia davvero segnato.

 
 
 
 

1 Commenti

 
  1. Gennaro Persico scrive:

    Questa scelta – anche se ancora ascrivibile al rango di possibilità – dimostra ancora una volta che c’è una discrepanza netta tra governanti e governati. I primi, che dovremmo considerare degli “Illuminati” da ammirare per le loro capacità di amministrare la Res Publica si dimostrano ancora una volta sordi ed impauriti da uno dei pochi strumenti di democrazia partecipativa che la nostra costituzione ci permette. Al contempo però è la dimostrazione che siamo sulla buona strada… ci temono ragazzi… ci temono…

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