La svendita creativa della Asl di Firenze

 

Il Parco di San Salvi, presto svenduto

Il Comitato San Salvi chi può è attivo nel Quartiere 2 di Firenze in difesa della struttura e del parco dell’ex manicomio della città. Difesa dalla speculazione in questo caso, visto che la Asl e gli enti pubblici vogliono trasformarlo in un parco residenziale per gente ricca. Il Comitato è inoltre attivo nella lista di cittadinanza perUnaltracittà di Ornella De Zordo. Ecco il loro ultimo testo su uno dei paradossi della svendita.

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LA FINANZA CREATIVA DELL’ASL FIORENTINA: VENDERE SAN SALVI PER DEMOLIRE TORREGALLI

prima parte

Apprendiamo dalla stampa che i vertici dell’ASL fiorentina, nonostante le ripetute e argomentate dichiarazioni di dissenso espresse da residenti, comitati, associazioni e mondo della cultura accademica e non, ripropongono la completa smobilitazione delle strutture sanitarie di San Salvi. Sulla base delle dichiarazioni riportate dalla stampa locale, sembra che nel 40% dei padiglioni saranno collocati degli uffici (molto probabilmente del Comune), mentre il restante 60%, dopo che il Comune stesso ne avrà cambiato la destinazione da servizi a residenza, sarà venduto a privati che realizzeranno residenze di lusso in una delle zone con le maggiori potenzialità di rigenerazione urbanistico – ambientale di Firenze.

Quello che oggi è un Parco Pubblico, corre il rischio di diventare i “Parioli” di Firenze, a servizio di una ricca minoranza che potrà godere di un ambiente di grande pregio, sottratto definitivamente all’utilizzo di tutti i cittadini. Se l’Amministrazione comunale dovesse consentire le operazioni proposte dalla dirigenza dell’ASL, snaturerebbe tale riconoscimento dimostrando inoltre la stessa miopia, ristrettezza d’orizzonti e mancanza di tutela degli interessi collettivi della precedente amministrazione, ed uguale chiusura agli appelli di cittadini e di comitati a considerare l’area dell’ex ospedale psichiatrico come un prezioso bene collettivo della città e dei suoi abitanti, di straordinario valore storico e ambientale.

Va posto all’attenzione della cittadinanza che una decisione di tal genere sarebbe una scelta strategicamente dannosa: con tale atto il Comune sceglierebbe, tra l’altro, di rinunciare all’occasione unica di strutturare un grande polmone di aree verdi e pubbliche che dalla ferrovia di Campo di Marte giunge al Parco del Mensola. E’ grave che scelte di una tale entità vengano avanti in modo strisciante attraverso indiscrezioni e mezze ammissioni, all’opposto della necessaria trasparenza nelle decisioni e nei processi progettuali, richiesta in ogni occasione assembleare e da parte di tutte le forme associative del quartiere che su San Salvi si sono espresse. Ciò ridicolizza e nello stesso tempo svela l’inaffidabilità delle promesse elettorali tanto sbandierate dall’attuale sindaco Renzi di una nuova stagione politica per la città, più centrata sull’ascolto e sulle esigenze dei cittadini. L’istituzione del Parco urbano di San Salvi, riconosciuta in ambito di Piano Strutturale grazie all’azione dello scrivente Comitato, verrebbe fortemente depotenziata e snaturata qualora si procedesse ad appesantire l’area con addizionali e inconciliabili carichi urbanistici dovuti alla trasformazione dei padiglioni in alloggi privati e alla eventuale costruzione di nuovi lotti residenziali all’interno della cittadella.

Va inoltre sottolineato che la prospettiva della trasformazione dei padiglioni in residenze di lusso perseguita dall’ASL, sta già comportando un danno gravissimo, cioè l’espulsione di servizi socio-sanitari da San Salvi, esistenti fin dagli anni ’80. Ci riferiamo al forzato trasferimento delle Residenze Protette e Assistenziali per ex-degenti dell’ O.P., che dopo aver tanto sofferto durante la reclusione manicomiale, hanno trovato in quel luogo, con l’aiuto degli operatori, un delicato equilibrio di vita, una specie di risarcimento che sarebbe criminale distruggere. L’ASL, con notevole aggravio economico, ne prevede lo spostamento a Ponte di Mezzo, in un’area fortemente degradata da un punto di vista ambientale e urbanistico. E’ come una sorta di abusivo Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) di gruppo, che sposta delle persone fragili, testimoni viventi della storia di quel luogo, in nome del profitto immobiliare. Ci chiediamo che cosa ne pensano i medici e gli psichiatri di San Salvi di questa soluzione che a noi, da comuni mortali attenti alla vita delle persone e ai contesti in cui dovrebbe essere vissuta, appare una deportazione.

La stessa espulsione colpirà l’importante e prestigioso Centro di attività espressive “La Tinaia” che fin dal 1975 si è impegnato nella riabilitazione e socializzazione dei pazienti psichiatrici, ed è in pericolo anche la permanenza del Centro comunale per anziani: Centro Diurno “Airone”. I ricavi previsti dall’ASL (120 milioni di euro) per la vendita di quello che di fatto è un bene comune, che in quanto pubblico è stato costruito con le risorse di tutti, sarebbero a totale carico della cittadinanza sotto forma di una riduzione nel quartiere della dotazione di servizi socio-sanitari, e dell’ulteriore impoverimento dell’offerta di verde urbano e di spazi di aggregazione e ricreazione di cui si avverte in città una drammatica carenza.

*** seconda parte

E’ con grande stupore che apprendiamo dalla stampa (La Nazione del 17 aprile 2011) che una parte del ricavato della vendita di San Salvi dovrebbe servire per realizzare il nuovo ospedale di Torregalli, che non sarà solo ristrutturato ma addirittura integralmente sostituito da una nuova struttura.

Infatti leggiamo che “Il corpo dell’intero ospedale sarà completamente demolito e ricostruito a poche decine di metri di distanza, sul lato collina. Per iniziare i lavori a Torregalli (serviranno 4 anni per demolizione e ricostruzione), all’Azienda non importerà attendere la vendita di San Salvi, ma basterà avere ottenuto il via libera per la vendita, ovvero l’ok al cambio di destinazione d’uso”, naturalmente da parte dell’Amministrazione Renzi.

Nella video intervista allegata, il direttore dell’ASL, ing. Luigi Marroni, attento a non far riferimento alla demolizione e ricostruzione  dell’ospedale, sostiene che questo progetto di ristrutturazione, pur non rientrando nell’originario piano di investimenti, “oggi sembra essere il più razionale ed economico”.  E tuttavia già nel 2009 (la Repubblica 2 ottobre 2009) si aveva notizia di questa operazione, peraltro condivisa da Regione e Direzione dell’ASL.

A noi sembra legittimo avanzare invece dei seri dubbi su queste scelte, che, al contrario, riteniamo essere poco razionali e sicuramente antieconomiche. Quali sono le motivazioni che inducono a demolire un moderno ospedale, quale quello di Torregalli, ultimato negli anni ’80 e realizzato secondo i più avanzati criteri di progettazione sanitaria da un’equipe tecnica altamente competente e qualificata?

E’ sorprendente notare che solo pochi anni fa, in occasione dell’ampliamento e della ristrutturazione dell’ospedale, si parlava con entusiasmo di “rinascita” di Torregalli, di rilancio di una moderna struttura ospedaliera, mentre oggi, dopo interventi costati ben 27 milioni di euro, se ne prospetta la demolizione. Anche se questa dovesse essere limitata alle sole “vecchie” strutture, il mantenimento di quelle più recenti unito alla costruzione dei nuovi padiglioni, ci sembra ugualmente inaccettabile e non meno oneroso dell’abbattimento totale, visto che sul sito dei progettisti leggiamo: “i nuovi elementi architettonici sono progettati come un naturale proseguimento del costruito preesistente di cui costituiscono un’addizione che mira a creare un intero unico e coerente”.

Ribadiamo quindi che la costruzione di questo nuovo fantomatico ospedale di Torregalli porta con sé un doppio danno alla città, ossia non solo la distruzione di un ospedale già funzionante, ma anche la privatizzazione speculativa del Parco di San Salvi. Francamente non riusciamo a capire quale possa essere il vantaggio per la collettività, cui vengono sottratti spazi e servizi pubblici per finanziare questa nuova costruzione, peraltro non prevista ma inserita all’ultimo momento nel piano finanziario dell’ASL. Ricordiamo che lo stesso direttore Luigi Marroni, nel 2005, definiva Torregalli un “ospedale che per numero e servizi offerti è un fiore all’occhiello della nostra sanità”.

La rottamazione di ciò che a tutt’oggi è funzionante ci sembra l’ennesimo spreco di risorse pubbliche che invece potrebbero essere gestite in modo sicuramente più oculato.

La città può continuare a sopportare tutto ciò?

Info: http://firenzecomitatosansalvi.blogspot.com/

 
 
 
 

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