Falling seas. A Falconara

 

di PIERLUIGI SULLO

Da vecchio amante della fantascienza, mi sono precipitato a guardare le prime due puntate di «Falling skies» (cieli che precipitano), la miniserie targata Steven Spielberg. Noiosa, patriottarda. Però mi ha fatto riflettere: e se gli alieni fossero già tra noi umani? Credo sia la percezione che hanno, del tunnel di oltre 50 chilometri, i valsusini. O, per altri versi, i cittadini di Parma alle prese con i replicanti locali delle bande di malfattori che hanno preso possesso governo, che rubano perfino sulle fioriere, per non parlare dell’inceneritore in progetto: infatti i parmigiani si indignano. C’è qualcosa di oltre-umano, nella cosa chiamata «sviluppo». Gli indignati infatti si moltiplicano. Ad Ancona, la scorsa settimana, centinaia di brave persone hanno rotto l’argine che tiene il consiglio regionale ben separato dalla cittadinanza. Una volta le istituzioni tendevano ad essere inaccessibili, ora sono assediate e i loro occupanti gettano olio bollente o manganellate o gas CS (scaduto, perché bisogna tagliare i costi) sugli assedianti.

Quelle brave persone sono di Ancona e di Falconara soprattutto, che stanno assistendo increduli – e molto arrabbiati – a un film di fantascienza intitolato «Falling seas». Nel loro mare si vuole costruire un mostro, un alieno, chiamato rigassificatore. A 13 chilometri da Ancona e 16 dalla costa di Falconara (che da decenni fa la resistenza, proprio come il bravo insegnante del film di Spielberg, contro un altro mostro, la raffineria dell’Api). Dice: non avete voluto il nucleare, quindi l’energia da qualche altra parte bisogna pur prenderla. Già, peccato che il piano energetico marchigiano non contemplasse nulla di tutto questo, visto che di energia ce n’è in abbondanza e che, soprattutto, si voleva produrla da fonti rinnovabili. Però l’Api, sempre lei, vuole fare un affaruccio, e la giunta regionale (Pd più Udc, organismo geneticamente modificato grazie allo scienziato pazzo D’Alema) subito aderisce.

Bene, il rigassificatore-alieno serve a riportare allo stato gassoso il Gnl (gas naturale liquefatto) trasportato su navi a meno 161 gradi (sì, avete letto bene). Per riscaldare il gas liquefatto occorre usare l’acqua di mare, aspirata violentemente con le pompe (insieme ai pesci, va da sé) e rigettata in mare a meno 6 gradi (così Findus non dovrà più surgelare i suoi famosi bastoncini). Quanta acqua? Attenti alla cifra: 16 milioni e 400 mila litri ogni ora, necessari per trattare i 150 mila metri cubi di gas che le navi scaricheranno 41 volte ogni anno. In più, l’acqua rigettata in mare conterrà sostanze tossiche: gli scarichi clorati emessi ogni giorno dalla nave rigassificatrice equivalgono alla somma di quelli emessi da tutti gli abitanti delle Marche. Tra le sostanze, ipoclorito di sodio: la comune varechina contiene questa roba al 5 per cento. In un anno, dovrebbero transitare dal rigassificatore, 4 miliardi di metri cubi, aumentabili fino a 8.

D’accordo, le cifre vi hanno annoiato. I marchigiani invece non si annoiano, come i valsusini non si annoiano studiando i flussi di merci che transitano dalle loro parti. Si sta escogitando un modo per abbattere i mostri, sconfiggere gli alieni. Ci vuole pazienza.

* Rubrica “Democrazia km zero” sul manifesto del 14 luglio. La rubrica esce ogni giovedì.

 
 
 
 

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