Una settimana a Genova

 

di ANNA PIZZO

Questo non è un amarcord su dieci anni fa e io che c’ero… Certo, la tentazione è forte perché ogni vicolo, ogni via, ogni piazza ti riporta indietro, e da allora in poi, anche se a Genova siamo tornati tante volte – e di certo per quasi tutti gli appuntamenti di luglio – è come se una parte della testa e degli occhi tornassero sempre là, dove tutto cominciò. O forse dove tutto terminò?

Per la verità, ora che siamo più saggi, o forse solo più vecchi, viene da pensare che nel luglio del 2001 a Genova nulla cominciò e nulla finì. Semplicemente, come tutti i momenti che diventano storia, quel che eravamo e che saremmo diventati si mostrò in una forma talmente evidente da trasformarsi in un fatto politico, cioè collettivo. Tale da far pensare che lì, in quel momento, e nonostante le macellerie e la morte di Carlo, stesse prendendo corpo una nuova forma della democrazia. Erano in molti, allora, a pensarlo, anche se dopo quell’”élan vital” le brutte cose che hanno continuato a succedere in politica, nella società e nelle nostre vite ci hanno indotto a pensare che “il mito fondativo” di Genova (come scrissero i Wu Ming) fosse né più né meno che un corso o ricorso della storia, uno di quegli andamenti carsici dei movimenti che emergono e si reimmergono lasciando sulla sabbia un mucchio di conchiglie e poco più.

Per questo Genova 2001 è uno di quegli eventi tanto anomali da non poter essere soggetti di bilanci conclusivi e da restare nei cuori e nelle menti di chi allora ne fu protagonista (tutti coloro che c’erano ne sono stati protagonisti) come un metro di misura dell’agire politico dell’oggi e forse anche del futuro. Ecco perché nulla è cominciato né è finito a Genova, dieci anni fa.

In un altro modo, ma con lo stesso spirito, ci pare, lo dicono anche gli autori di “Cassandra”, la grande mostra di fotografie, brevi scritti, video, vignette, ritagli di giornale e molto altro ancora del Progetto comunicazione, che ha letteralmente riempito il sottoporticato di palazzo Ducale con quel che serve per tracciare una linea di continuità tra il passato, l’oggi e quel che sarà: ci sono i ricordi ma anche le tappe di una strada – spesso tutta in salita – che da quel luglio in poi, in Italia e nel mondo, hanno saputo costruire consapevolezza e  determinazione, conflitto e nuove culture.

Lo ha fatto “Cassandra” con la mostra e tenteranno di farlo, specialmente nella settimana che da lunedì 18 a domenica 24 riempirà Genova di manifestazioni, dibattiti, musica, teatro, seminari, discussioni. Sarà una parentesi un po’ autoconsolatoria, un’isola in un mare di indolenza e rassegnazione? Sarà una piccola scarica di adrenalina nel frastornante torpore che ci sommerge? Qualcuno lo pensa, soprattutto i media, che non sembrano granché interessati a un “evento” dove non si annunciano né black bloc né zone rosse. Altri, invece, sembrano sperare che da qui possa scaturire un re-inizio, in grado di raccogliere la scossa dei referendum e trasformare il tutto in nuova energia collettiva. E c’è chi, come la sottoscritta, ma più o meno la stessa cosa ha detto Silvia, del comitato genovese promotore del referendum per l’acqua pubblica, raccontando sabato 16, nel corso di un dibattito, di come la loro “disperazione” – nell’essere ignorati dai media – si fosse trasformata, dopo l’esito referendario, nella convinzione che a determinare il “successo” o l’insuccesso di una azione politica non sono i giornali né le televisioni ma i cittadini che diventano comunità.

Nel nostro piccolo, noi di Democraziakmzero abbiamo presentato oggi, domenica 17, con Alberto Magnaghi, Paolo Cacciari e Antonio Bruno, il libro che abbiamo curato, dal titolo “Calendario della fine del mondo”, raccogliendo una discreta attenzione e soprattutto una buona partecipazione, a dimostrazione che l’onda d’urto dei referendum non è destinata a affievolirsi, nonostante le manovre più o meno scomposte di sindaci e ministri che si affannano a dimostrare che, in fondo, nulla è cambiato. E torneremo la mattina di mercoledì 20 a palazzo Tursi con un dibattito a più voci dal titolo “L’onda lunga della democrazia insorgente”.

Sì, perché di questo, in forme differenti, si sta parlando a Genova 2011: di democrazia. Che si declina a seconda dei luoghi, delle sensibilità e dei conflitti che ciascuno vive alle proprie latitudini. Così, spigolando nel programma, che è stato costruito nei mesi scorsi nel corso di assemblee locali e nazionali probabilmente non sufficientemente partecipate da risultare davvero rappresentative, si colgono tuttavia segnali convergenti alla ricerca di nuove forme della politica. Trovate l’intero programma sul sito www.genova2011.org: noi, al momento, segnaliamo quel che ci pare più convincente. Lunedì 18 i Giovani comunisti organizzano all’università di via Balbi (facoltà di lettere, aula M) un incontro con gli “indignatos” spagnoli. Martedì 19 in contemporanea si potrà prendere parte all’assemblea nazionale antirazzista organizzata all’auditorium di palazzo Rosso oppure al seminario di Transform e dall’Università del bene comune al sottoporticato di palazzo Ducale. Mentre nel tardo pomeriggio vale la pena fermarsi a palazzo Ducale per l’incontro tra il costituzionalista Onida e Don Gallo sulla giustizia. Il 20 mattina si va alla iniziativa di Democraziakmzero e poi tutti in piazza Alimonda. In serata si può seguire il suggerimento del Prc, che invita a un dibattito con De Magistris, Paolo Ferrero, Gianni Rinaldini e Marco Bersani di Attac sui beni comuni e la democrazia partecipativa e la sera andare con l’Arci a discutere con i registi Ferrario, Comencini, Micali e Torelli al sottoporticato di palazzo ducale.

Il 21 sarà il giorno della fiaccolata che raggiungerà la Diaz, quella della “macelleria messicana”, e il 22 si discuterà con gli avvocati dei processi ma anche di giustizia climatica e anche di democrazia europea e, alle 17, assemblea generale di Uniti contro la crisi, mentre il 23 ci sarà la grande manifestazione e il 24 l’assemblea internazionale dal titolo “Loro la crisi, noi la speranza. Dalla vittoria dei referendum all’agenda internazionale di iniziative del movimento altermondialista”.

 
 
 
 

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