Piove, tragedia alla Spezia

 

di WILLIAM DOMENICHINI *

Una bomba d’acqua impressionante. Oltre 500 millimetri di pioggia in un’ora e la provincia della Spezia è messa letteralmente in ginocchio: l’Aurelia bloccata, l’autostrada A12 interrotta da una frana che travolge un Tir: l’autista, vivo per miracolo, viene trasportato in gravi condizioni all’ospedale spezzino. Dall’entroterra alla riviera, una frana blocca la sede ferroviaria vicino alla stazione di Vernazza, nelle Cinque Terre, e come a Monterosso il borgo è inondato dal fango e dall’acqua.

Un bilancio drammatico che conta anche vite umane ed è in continuo aggiornamento. Il giorno dopo la tragedia si contano cinque morti e altrettanti dispersi. Decine di persone rimangono bloccate dalle interruzioni stradali e trovano il conforto e l’ospitalità della gente della Val di Vara, mentre l’unico accesso alla provincia spezzina può avvenire da Firenze. Non solo la provincia spezzina: anche la Lunigiana è decimata: tra vittime e danni incalcolabili, sono isolati i centri di Pontremoli e di Villafranca.

Le Cinque Terre travolte dal fango, la Val di Vara piegata dall’alluvione del fiume e, più a sud, il Magra incombe sulle vite degli abitanti di Ameglia, in una notte da incubo, dopo che hanno visto crollare il ponte che attraversa il Magra. Tutto ciò a distanza di pochi mesi da eventi del tutto simili, quando, nel 2009, il Magra inondò le case e le officine, la terra franò a Follo costringendo a sfollare decine di persone. Oggi, martedì, un’allerta 2 scatena il finimondo in quasi tutti i comuni dello spezzino.

Cambia il clima e nessuno si assume responsabilità in proposito: continua la cementificazione che inesorabilmente impermeabilizza il territorio, continua l’abbandono delle campagne, continua il restringimento degli alvei fluviali, e la natura presenta il suo conto, mentre lo Stato abbandona il territorio e non stanzia nulla per preservarlo.

«I processi ecologici non possono essere beffati», ed ironia della sorte l’area che tra pochi giorni avrebbe dovuto vedere la posa della prima pietra di un mega outlet a Brugnato, oggi è al centro di una tragedia e quell’area si trova completamente inondata da quel fiume che si ribella alla violenza di chi vuole privatizzare i ricavi e socializzare le perdite.

E’ difficile stilare bilanci quando le variabili sono le vite umane. I brividi che percorrono il corpo sono gli stessi di quando muore un lavoratore in un cantiere, ma la risposta che dobbiamo dare, oltre alla doverosa solidarietà, umana e concreta vicinanza alla gente spezzina, è dire basta alla cementificazione del territorio, è dire basta al suo abbandono, è dire basta a grandi opere inutili alla collettività. E’ ora di attuare la più grande opera per questo paese: rendiamolo idrogeologicamente sicuro.

  * Responsabile ambiente e beni comuni del PRC di La Spezia

 
 
 
 

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