Lunigiana, acqua e fuoco

 


di WILLIAM DOMENICHINI
La Lunigiana non ha fatto in tempo ad allestire i cantieri della ricostruzione post-alluvionale, dopo quel drammatico 25 ottobre, che oggi fa i conti con un nuovo disastro: l’esplosione al metanodotto di Barbarasco, che dimostra un primo provvisorio bilancio è già agghiacciante: 10 feriti di cui 3 sono operai che stavano lavorando alla condotta. L’esplosione ha provocato un cratere largo 25 metri, profondo 8 e l’incendio che ne è conseguito ha interessato un’area di oltre 400 metri di raggio, con fiamme altissime che hanno distrutto 5 abitazioni.
La conferma, caso mai ce ne fosse stato il bisogno, delle tesi di chi denuncia la pericolosità di certi impianti, un disastro che riporta violentemente all’ordine del giorno il tema della sicurezza di certi impianti, ma che alla Spezia fa immediatamente pensare alla bomba che si trova nel golfo dei poeti e si chiama Panigaglia, pericoloso non per decisione di chi lo contesta ma perché sottoposto alla direttiva Seveso sugli impianti a rischio di incidente rilevante.
La GNL Italia da tempo chiede il triplicamento del primo rigassificatore d’Italia, con un progetto che prevede un aumento di capacità da 3,5 a 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Tutto senza l’ombra di un piano d’emergenza esterno disposto dalla normativa, nessun dettaglio sui termini della bonifica dei fondali dovuta al dragaggio dell’area interessata dalla movimentazione della navi gasiere (dai 2 ai 3 milioni di metri cubi di fondale asportato per consentire il transito alle gasiere che arrivano a 145.000 metri cubi di gas) e una totale incongruenza con i tre livelli di pianificazione urbanistica, da quello comunale a quello regionale.
In termini di sicurezza Panigaglia non rappresenta solo un pericolo intrinseco, ma in relazione contesto in cui si trova: in un incantevole baia del golfo spezzino, raggiungibile da un unica strada, la “napoleonica”, che quotidianamente dimostra i limiti e le difficoltà di transito di un appellativo tanto storico, vicino a poche centinaia di metri da una città di quasi 100mila abitanti e dirimpettaio ad un arsenale militare navale, i cui armamenti ed il cui potenziale pericolo è materia assai difficilmente conoscibile, tanto quanto potenzialmente immaginabile.

Ma Panigaglia rappresenta soprattutto il pomo della discordia tra chi usa il lavoro come ricatto e chi tenta ogni giorno di costruire una proposta di modello economico compatibile con le esigenze di vita della biofera. Un pomo che si potrebbe contendere tra i dogmi di una crescita e di sviluppo insostenibile, i cui parametri sono quelli delle agenzie di rating, e le utopie di una migliore qualità della vita, le cui variabili sono umane.
Che occupazione è quella in cui si mette a rischio quotidianamente la propria incolumità? Se oggi 3 operai lottano contro la morte c’è probabilmente più d’una responsabilità, ma su di una in particolare occorre riflettere: se l’energia diventa un vettore di profitto, uno tra i più remunerativi, ed il lavoro di chi permette questo profitto è un costo, quel costo viene minimizzato su salario, sicurezza, diritti e massimizzato in produzione.
Alla Spezia, come d’altronde in tanti altri luoghi del nostro bel paese, difendere i diritti dei lavoratori e sperare che il loro lavoro non divenga il loro sepolcro, vuol dire scegliere anche di opporsi ad impianti nocivi, sapendo che chi sta su questa barricata viene costantemente stigmatizzato, deriso e calpestato da i servi sciocchi di turno, oggi avvolti dal silenzio e dal rispetto di chi dimostra come nella nostra Repubblica sia quotidianamente calpestata la nostra Costituzione, a partire dal primo articolo.
L’esplosione del metanodotto di Barbarasco ha la stessa valenza sociale, culturale e politica dell’alluvione che ha dilaniato la stessa Lunigiana neanche due mesi fa. Per comprendere lo stato di abbandono e di speculazione edilizia del nostro territorio si è dovuto spalare il fango e seppellire dei morti. Ma non è bastato ed oggi si continua a parlare e riproporre cementificazioni per rilanciare economie sfinite, cotte, bollite ed agonizzanti. Così la vita in pericolo di 3 operai si accumulerà ai dati Inail, con qualche laconico comunicato copia/incolla sulla generica “responsabiltà del macchinista”.

 
 
 
 

1 Commenti

 
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