Strategia messinese

 

di GIANFRANCO FERRARO e EMILIO RAIMONDI *

MESSINA. Qualunque fosse stata la giunta all’indomani delle elezioni, una cosa per lo meno era certa: a dettare le prime mosse di sindaco e neoassessori sarebbero state le tante emergenze lasciate alla città da anni di cattiva amministrazione. E proprio per far fronte alle emergenze, sindaco Accorinti e neoassessori provano a organizzare l’onda lunga del consenso elettorale, facendosi aiutare dai volontari nella pulizia della città e stimolando la convocazione di assemblee consultive. Un attivismo diventato istituzione e che nelle istituzioni, ora, sembra voler lasciare traccia. Due progetti su tutti: nuove istituzioni partecipative e regolamenti d’uso per la gestione dei “beni comuni”.

I “BENI COMUNI” NELLE ISTITUZIONI. Tra i progetti elettorali di “cittadinanza attiva” che si confrontano oggi, ad elezioni vinte, con la dura realtà, ci sono anche quelli, punti di riferimento delle ultime elezioni politiche e amministrative, dei “beni comuni” e della “partecipazione”. Tocca così al neoassessore, tra le altre cose, all’Ambiente, ai Rifiuti e all’autogestione dei Beni Comuni, Daniele Ialacqua, per anni alla testa dell’associazionismo ambientalista messinese, sperimentare sul campo la forza d’urto che ha portato Accorinti sul primo scranno di Palazzo Zanca, riorganizzando da un lato le forze disperse del volontariato proprio per dare un segnale sul fronte dissestato della cura ambientale della città e, dall’altra parte, dando forma a quella delega, l’autogestione dei Beni Comuni, sperimentata prima di Messina solo nella “primavera” napoletana del sindaco De Magistris. Occhi puntati sulla sua delega, dunque, non solo a Messina, ma anche da fuori: seguono le prossime mosse di Ialacqua infatti la “Rete delle città solidali”, particolarmente inorgoglite dal successo della lista messinese, così come il giurista Ugo Mattei che ha espressamente appoggiato Accorinti, così come Stefano Rodotà, Alberto Lucarelli e Salvatore Settis, prima fila del dibattito odierno sui beni comuni. “Dai suoi ultimi posti in classifica in quanto a vivibilità – prova a fare il punto Ialacqua – la nostra città si è ritrovata in pochi giorni ad essere al centro dell’attenzione nazionale, e proprio su temi che le apparivano distanti, come la partecipazione popolare, l’ambiente, le proposte su forme di economia dal basso e appunto i beni comuni”. “Si tratta adesso da un lato di continuare a inventare e sperimentare dei percorsi di partecipazione e dall’altro di pensare a nuove forme istituzionali che siano all’altezza di questi desideri di espressione democratica”.

Quale migliore occasione di mettere in pratica lo slogan “Cambiamo Messina dal basso”, come recita lo slogan di Accorinti, se non quella della pulizia estiva delle spiagge? Mettendo intorno a uno stesso tavolo Messinambiente, Ato 3 e gruppi di volontari, Ialacqua ha lanciato quindi per le prossime settimane una campagna di pulizia dei litorali, così come degli spazi verdi. “E questo senza costi aggiuntivi per la collettività”. Prossimo incontro operativo, proprio questo venerdì. Sulla stessa linea di Ialacqua, nell’idea di integrare da subito i dispositivi dell’amministrazione con le forme di “cittadinanza attiva” che continuano a manifestarsi sui portali facebook di assessori e sindaco, anche l’unico assessore donna della giunta Accorinti Patrizia Panarello, che, oltre alle “pesanti” deleghe alla Pubblica Istruzione, al Commercio e alle Pari opportunità, si trova ad avere quelle, delineate proprio sulle sue competenze, ai Gruppi di acquisto solidale e alle Reti di economia solidale. Ed è proprio di Panarello l’idea di creare dei registri di “volontari comunali”, divisi secondo competenze, e a disposizione della Giunta. Iniziativa subito condivisa dagli altri assessori.

ISTITUZIONI “IN COMUNE”. Se Messina come “bene comune” sembra così prendere forma nell’organizzazione di un volontariato comunale, Ialacqua non si nasconde che, a Consiglio comunale insediato, la vera grande partita per la giunta Accorinti si giocherà proprio sul piano istituzionale. Decisiva diventerà allora la formalizzazione di quei dispositivi istituzionali inseriti nel programma di Accorinti, proprio sull’esempio napoletano, dal neoconsigliere comunale Gino Sturniolo e fortemente sostenuti durante tutta la campagna elettorale dal vicesindaco e assessore al Bilancio Guido Signorino: dispositivi che hanno nell’istituzione di consulte tematiche e di assemblee popolari periodiche le loro chiavi di volta. A chi chiedeva polemicamente nei giorni del ballottaggio come avrebbe fatto una “ipotetica” giunta Accorinti a governare con una minoranza di consiglieri, entrambi rispondevano che l’attuazione di istituzioni partecipative peraltro già previste dallo statuto comunale avrebbe consentito una continua ridiscussione “dal basso” dell’indirizzo politico della giunta. “La nostra proposta va in due direzioni” riprende il filo Sturniolo. “Da un lato, daremo attuazione a delle istanze partecipative previste dall’attuale statuto comunale, istituendo delle consulte tematiche in cui assessori, giunta e consiglieri comunali siano costretti a confrontare costantemente le proprie decisioni con la cittadinanza”. “Dall’altro – prosegue il consigliere – renderemo operativi dei regolamenti per l’attuazione sistematica di assemblee nei quartieri”. Assemblee “decentrate” del resto già messe all’ordine del giorno, al momento dell’insediamento, dal presidente del IV quartiere Ciccio Quero e dal consigliere del V Ciccio Mucciardi, che proprio su questa iniziativa confessa di voler coinvolgere i propri colleghi, “indipendentemente dal colore politico di partenza, proprio per ripensare il rapporto col territorio a livello di circoscrizione”.

“L’istituzionalizzazione di consulte e assemblee dovrà del resto avvenire – prosegue Ialacqua – così come già accaduto a Napoli, attraverso l’inserimento di appositi regolamenti nello Statuto comunale, nello spirito di trattati internazionali sottoscritti dall’Italia, come la convenzione di Aarhus e il trattato di Lisbona”. Accanto alle istituzioni partecipative, però, questione cruciale per una delega di “innovazione” come quella ai Beni comuni, è proprio la loro definizione, tra l’altro in una città investita da importanti esperienze di autogestione. A Ialacqua, proprio su questo punto, giungono i suggerimenti dell’architetto Luciano Marabello, già autore di un documento sulla questione, e di Marco Letizia, attivista del Teatro Pinelli. “Occorre creare delle forme di economia dal basso, dare spazi ad iniziative e progetti che proprio sul territorio nascono” afferma Letizia. “Proprio per questo – risponde Marabello – bisogna inventariare i “beni comuni”, beni in disuso o male utilizzati non solo di proprietà del Comune, ma anche di altre amministrazioni, e definire dei “regolamenti di gestione e d’uso” che li restituiscano, anche per un tempo definito, alla collettività cui sono stati sottratti”. Una istituzionalizzazione di una categoria, dunque, quella dei “beni comuni” che, se investirà innanzitutto le deleghe di Ialacqua e Signorino, sembra dover attraversare in realtà, nella visione del sindaco, tutte le deleghe e la stessa macchina comunale. “Del resto, anche il percorso di riforma dello statuto comunale avverrà in modo partecipato – conclude Ialacqua – con la costituzione a breve di un Laboratorio messinese per i beni comuni e le forme di vita partecipata, che avrà il compito di mettere a punto delle puntuali proposte “costituenti” e in cui saranno ospiti d’onore personalità come Settis, Rodotà e Mattei”.

* Dal settimanale “Centonove”, 5 luglio 2013

 

 
 
 
 

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