Il debito di Torino e il Tav

 

di CLAUDIO GIORNO

Erasmo Venosi che (per chi non c’era ancora per via della giovane età) è stato per anni il coordinatore dei comitati No Tav sorti lungo le varie tratte del progetto voluto da Lorenzo Necci, continua a occuparsi dei danni provocati quotidianamente dalla finanza allegra (collusa con la politica triste e la criminalità cattiva) di cui il Tav è un po’ il paradigma.

Oggi ci segnala il racconto tragicomico dei legali della regione Piemunt per giustificare politici e funzioanari della Giuntabresso nel 2006 quando sottoscrissero a loro insaputa (non sapendo l’inglese) i derivati di Merril Lynch, Intesa San Paolo e Dexia…

Per chi ha tempo e voglia segnalo gli articoli da lui indicati e un suo commento sull’altro grande buco: quello di Fassino (ereditato da Fassino che lo ereditò da Castellani) e anche una cosa che è scappata di scrivere a me a margine della “notizia”

ERASMO VENOSI: I misteri dell’ammontare del debito del Comune più indebitato d’Italia : il Comune di Torino.

Tre dati doversi : dal bilancio consolidato il debito del Comune di Torino è pari a 5 miliardi di euro, secondo il Sole 24 Ore ammonta a 3,2, secondo Grillo supera i 5 mld. Insomma un debito pro capite variabile tra 3500 e 5000 euro a torinese. Il massimo di debito comunale. I sindaci ? Tutti del PCI/PDS/DS/PD-2. Da Castellani a Chiamparino all’attuale, Fassino, il quale si difende dicendo che l’indebitamento è dovuto ai tanti investimenti con cui Torino è diventata una città più moderna e più bella: il metro, il nuovo sistema ferroviario metropolitano, il termovalorizzatore, il teleriscaldamento, gli impianti olimpici e la riqualificazione urbana. “In ogni caso, in questi due anni è già stata avviata la riduzione di quell’indebitamento con un programma di risanamento finanziario che ha messo in sicurezza la città e il suo bilancio”.

Sarà di certo la delibera del 7 ottobre 2011 il faro di Fassino e riguarda la dismissione di partecipate: infatti il contenitore delle partecipate (Fct), che detiene quote in Iren (energia, acqua, rifiuti), Smat (acqua), Gtt (trasporti), Amiat (rifiuti), autostrade e altro, viene trasformata in Hct (Holding Città di Torino, srl a socio unico), a cui il comune trasferirà il 40 per cento delle sue partecipazioni in Gtt, Amiat e Trm (termovalorizzatore), a costo zero per la holding, che tuttavia provvederà a cederle sul mercato per poi trasferire la liquidità al comune. Il restante 60 per cento verrebbe trasferito dal comune alla holding a titolo di conferimento, configurando così il controllo comunale.

I referenti della operazione? Le fondazioni di origine bancaria (Fob) locali (la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Crt) che sarebbero i soci privati. Infatti l’ex sindacalista Cgil segretario della Camera del Lavoro di Torino e poi sindaco Pd di Torino Chiamparino è stato eletto presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo. La stima delle entrate dalla vendita risulta pari a 200 milioni di euro. Pochini rispetto al debito, anche considerando errato quello del bilancio consolidato e giusto quello del Sole 24 Ore. Commenti o azioni da parte della Corte dei Conti o del sociologo della contabilità liberale come Luca Ricolfi, sempre pronto a sparare sui conti degli enti pubblici del sud o delle pippe intorno al patto di stabilità interno introdotto 20 anni fa da Ciampi e probabilmente mai applicato per il Comune di Torino visto il livello di debito? Nessuno.

Fin qui Venosi. Ora il mio commento.

Anche Gad Lerner, che pure ha preso la tessera del Piddì, si stupisce che la compagna Bresso ( e i suoi assessori & funzionari) abbiano firmato nel 2006 i contratti “derivati” con un consorzio di banche d’affari composta da Intesanpaolo, Dexia e Merril Lynch (ma con quest’ultima è stato raggiunto un accordo che pare ci sia già costato 20 milioni di euro)… http://www.gadlerner.it/2013/07/06/i-derivati-del-piemonte-comprati-senza-sapere-linglese … Con sottile ironia, Lerner annota a margine della vicenda: “Una delle tesi della difesa, che rimarca anche con toni surreali lo spirito del tempo degli anni nei quali gli enti locali giocavano con la finanza: gli avvocati della Regione hanno infatti rivelato come il funzionario che firmò i contratti con le due banche non sapeva l’inglese, e di conseguenza non era in grado di capire la natura del derivato che stava sottoscrivendo”… Non sapevano leggere, e allora guardavano le figure…

Devono essere stati colpiti da qualche spot come quello della Armandotesta, che uno dei bravissimi creativi (una categoria di “cervelli” che non fugge dal nostro paese ma vi rimane pervicacemente aggrappata) ha disegnato qualche tempo dopo proprio per Dexia Crediop, vale a dire per le obbligazioni che la banca d’affari francobelga sembrava aver creato apposta per la fame insaziabile di Grandiopere dei nostri politici. Una vera e propria bulimia permanente come dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, l’inaugurazione anticipata e congiunta – Napolitanoletta (Re e paggetto) – della Expo 2015, solo ieri a Milano… Si tratta – neanche a farlo apposta – di un disegno stilizzato di un Treno ad Alta Velocità (un autentico must per la “Zarina”, la ex presidente piemontese Bresso, fin da quando presiedeva la provincia inutile di Torino) tratteggiato con una miriade di luccicanti monetine d’oro, una versione moderna degli zecchini di Pinocchio che il Gatto e la Volpe avevano promesso al burattino di far germogliare se li avesse piantati nel terreno adatto.

…Non me ne vogliano il fotografo Federico Padovani e l’Adv Marco Oliosi che hanno ideato l’accattivante pubblicità per la più prestigiosa delle factory nostrane… Ognuno fa il lavoro che trova e non sempre ci si può permettere il lusso di scegliere… Del resto la mia avversione per la pubblicità è nota da sempre ai pochi intimi che mi frequentano e che potrebbero testimoniare quanto sia datata. Qualcuno di questi brillanti creativi non era probabilmente ancora nato quando sul mensile “Dialogo in Valle”, fondato da Don Giuseppe Viglongo, riportavamo orgogliosamente sotto la testata la scritta “senza inserzioni pubblicitarie”, motivandolo col fatto che non essendo in grado di valutare gli annunci seri da quelli “anche no”, preferivamo rinunciare a un introito che pure – per un giornale militante completamente autofinanziato – poteva rivelarsi vitale… Ma si sa, in Valle di Susa siamo sempre stati un po’ strani…

E poi qui vorrei non tanto ragionare di etica delle campagne promozionali quanto di soldi dei cittadini (anche se in questo caso l’intreccio è particolarmente delicato)… Perché che Dexia fosse destinata ad andare incontro a qualche difficoltà all’epoca dello spot (abbondantemente post 2008) si poteva anche cominciare a prevederlo… Una “agenzia” del 19 settembre 2008 – infatti – annunciava: “Dexia: Esposizione Nei Confronti Di Lehman Brothers: Il Gruppo Dexia ha comunicato di attendersi delle perdite derivanti dal fallimento di Lehman Brothers, intorno ai 350 mln di euro”. Mentre bisogna aspettare marzo 2011 (ma in singolare coincidenza con la campagna di cui sopra) perché nientemeno la Consob si ricordi di esercitare la funzione per cui i suoi alti funzionari vengono profumatamente pagati (tanto per cambiare dai cittadini): vigilare sulla correttezza della Borsa: “Anche gli spot delle obbligazioni bancarie dovranno fornire informazioni chiare e trasparenti, in modo che tutti le possono capire, anche chi non è laureato in economia. Importanti istituti come Abn, Barclays, Rbs, Dexia, Mediobanca, hanno pubblicizzato i loro bond per lanciarli sul mercato senza il collocamento presso gli intermediari, ma disponibili direttamente in Borsa a chiunque voglia cimentarsi nel trading autonomo. Spesso si tratta di prodotti strutturati o complessi e con profili di rischio più elevati, che vengono sintetizzati in una scheda pubblicitaria che, per norma, enfatizza soltanto gli aspetti positivi e più accattivanti (…)”, ammoniva Agorà vox italia il 15 di quel mese.

Ora se nel 2011, e nonostante che i guasti della finanza globale (anch’essa creativa) avessero già prodotto tutti gli effetti permanenti in cui ci dibattiamo, la Consob sentiva il dovere di tenere sull’avviso i cittadini (incauti) desiderosi – nonostante tutto – di rischiare i loro risparmi privati, possibile che chi dovrebbe usare oculatamente il denaro pubblico possa ancora oggi pensare di trincerarsi dietro scuse poco credibili e per nulla dignitose come quella della scarsa conoscenza della lingua delle transazioni internazionali?

Tornando al 2008, significativamente sul Messaggero, il quotidiano del principe dei palazzinari e suocero di Casini, Gaetano Caltagirone, si propagandava Dexia come la terza banca nel mondo per il reperimento di risorse per la realizzazione di “opere pubbliche” in “project financing” e si assumeva l’intervista del suo dinamico direttore Axel Miller come un credo: “Le banche garantiscono rapidità e trasparenza. In Francia e Belgio si fa così e gli utenti sono soddisfatti. Allo Stato spetta il compito di fare le scelte decisive, il resto lo fanno i privati”… Neanche tre anni dopo, per evitare il fallimento certo di Dexia, i cittadini di Belgio e Francia dovevano farsi carico di un piano di salvataggio lacrime e sangue che allo stato francese costò – fra l’altro – la perdita della venerata “tripla A” delle agenzie di rating! 5 miliardi e mezzo di euro pubblici per garantire gli “investimenti privati” nelle Grandi Opere, mentre per i giochetti coi derivati ai bei tempi della finanza allegra oggi “scopriamo” che anche i cittadini del Piemonte potrebbero presto essere chiamati a versare il loro piccolo obolo da aggiungere ai venti milioni già “patteggiati”: un contributo ai ricchi dividendi che i banchieri continuano a riconoscersi nonostante i loro fallimenti che nel caso nostro corrisponde più o meno a quel che costa tenere aperto un piccolo ospedale per due anni. Pensiamoci, quando sentiamo parlare dei dolorosi ma “necessari” tagli alla sanità.

Un link utile

http://www.corriere.it/economia/13_luglio_07/derivati-piemonte-contratti-bresso-regione_7addc11e-e710-11e2-a870-69831ea32195.shtml

Claudio Giorno, uno tra i fondatori del movimento No Tav della Val Susa, tiene un suo blog, auesto indirizzo: http://claudiogiorno.wordpress.com

 

 

 

 
 
 
 

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