Democrazia Km Zero » Territori Rinnoviamo insieme la democrazia dal basso Thu, 27 Mar 2014 07:07:32 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.2 La sindaca di Ancona sgombera /2014/02/06/la-sindaca-di-ancona-sgombera/ /2014/02/06/la-sindaca-di-ancona-sgombera/#comments Thu, 06 Feb 2014 15:03:38 +0000 /?p=7362 di SERGIO SINIGAGLIA

Mercoledì scorso all’alba con uno schieramento di forze impressionante, polizia, carabinieri, guardia di finanza, guardia forestale, digos, gli occupanti di Casa de’ nialtri, ad Ancona, sono stati sgomberati e portati in una struttura alberghiera in mezzo alla campagna jesina. Qui è stata consegnata a tutti una denuncia per occupazione, sono stati schedati e fotografati come delinquenti. Cosa molto grave: alle operazioni di sgombero ha partecipato il Gus, “Gruppo di Umana Solidarietà”, associazione che è stata coinvolta da tempo dalla giunta comunale con l’obiettivo di impedire ai migranti di prendere coscienza e lottare per i propri diritti.

Il blitz è stato voluto a tutti i costi dalla sindaca Pd ,Valeria Mancinelli, che da giorni faceva pressioni molto pesanti sulla questura affinché fosse spezzata questa straordinaria e bella esperienza di occupazione – autogestita – iniziata il 22 dicembre, quando una sessantina di senza casa, in maggioranza migranti con permesso di soggiorno, avevano occupata l’ex scuola materna in Via Ragusa, nel popolare quartiere di Pian San Lazzaro, dove c’è una tradizionale presenza di immigrati. Casa de’ nialtri, così è stata chiamata, nonostante le immediate minacce della sindaca Mancinelli, aveva raccolto, sin dai primi giorni, una solidarietà ampia e diffusa, dalle parrocchie alle associazioni, dal mondo intellettuale a settori del sindacato. Un pronunciamento che, di fatto, aveva impedito una prova di forza.

Nelle settimane successive, una comunità composta da persone provenienti dal Sudan, Niger, Nigeria, Somalia, Costa D’Avorio, Santo Domingo, Portogallo, Romania e da italiani aveva imparato a conoscersi, ad autorganizzarsi, a vivere insieme. Troppo, per una giunta espressione dei soliti interessi economici ampiamente dominanti nei nostri territori. Il sindaco ha provato a dividere gli occupanti proponendo una convenzione di sei mesi con una struttura della Curia. In circa 25, tra l’11 e il 12 gennaio, avevano accettato una proposta inadeguata che aveva l’obiettivo di dividere Casa de’ nialtri. Ma la maggior parte degli occupanti aveva deciso di restare e altri si erano aggiunti nei giorni successivi. Per questo negli ultimi giorni la Mancinelli aveva intensificato le sue pressioni in nome dell’inagibilità del piano superiore dell’edificio (in realtà, solo due aule hanno un problema al controsoffitto) e del fumoso progetto di assegnare l’ex scuola ad un’associazione di disabili. Progetto smascherato dai consiglieri comunali di Sel-Ancona Bene Comune e dei 5 Stelle che, documenti alla mano, avevano dimostrato come l’immobile fosse inserito tra i beni alienabili, cioè vendibili ai privati.

Dopo lo choc delle prime ore per un’azione gravissima e inaspettata, viste le rassicurazioni di prefetto e questore, c’è stato un ampio pronunciamento a fianco di Casa de’ nialtri. Il più illustre quello di Dario Fo, contattato in occasione di un suo recente spettacolo a Fermo e che proprio ieri sera aveva inviato un comunicato in cui denunciava il pericolo di uno sgombero. Poi associazioni, movimenti marchigiani e nazionali. Mercoledì sera si è tenuta un’assemblea molto affollata nella sala dell’Anpi. E’ stato indetta per giovedì pomeriggio una prima protesta sotto il comune ( al momento in scriviamo c’è già un imponete schieramento di polizia a protezione dell’entrata). Martedì 11 era già in programma un’assemblea con Libera sulla povertà presso la Casa delle Culture, che si trasformerà in ulteriore momento di mobilitazione. Venerdì 14, giorno di San Valentino, concerto con la Gang e altri gruppi musicali “I love Casa de’ nialtri”.

Ma l’appuntamento clou sarà il giorno dopo, sabato 15, con una manifestazione regionale, ma sono previste anche delegazioni da altre parti d’Italia, per il diritto alla casa e al reddito.

 

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Il nuovo trucco non funziona /2014/01/26/il-nuovo-trucco-non-funziona/ /2014/01/26/il-nuovo-trucco-non-funziona/#comments Sun, 26 Jan 2014 10:12:51 +0000 /?p=7358 di EZIO BERTOK

Nella ultraventennale storia della resistenza al TAV Torino-Lyon alcuni momenti hanno segnato, nel bene e nel male, un salto di qualità.

E’ stato così nell’autunno del 2005 al Seghino (vicino a Susa) e poco dopo a Venaus, poi nell’inverno 2009/2010 con la prima massiccia campagna di sondaggi; poi nel 2011 con lo sgombero violento del presidio alla Maddalena, l’apertura del cantiere per il tunnel geognostico e la conseguente militarizzazione permanente della valle. Poi ancora nel 2012 quando Luca Abbà è stato fatto precipitare folgorato dal traliccio. Nell’ultimo anno il salto di qualità si è visto soprattutto sul piano giudiziario con le centinaia di procedimenti penali, le limitazioni delle libertà individuali e i numerosi arresti: e in particolare con le incredibili contestazioni di reati di terrorismo ed eversione, all’inizio solo ipotizzati in dichiarazioni alla stampa dal procuratore capo di Torino e subito a seguire con i procedimenti penali avviati dalla procura.

A questo sommario elenco si è aggiunto nei giorni scorsi un nuovo capitolo: la condanna al pagamento di 214.000€ quale risarcimento a LTF per presunti danni subiti in seguito al mancato utilizzo di alcuni metri quadri di terreno avuti in affitto per pochi giorni. I dettagli li avrete forse già letti sul nostro sito o da altre parti.

A prima vista quest’ultimo episodio potrebbe apparire marginale anche se è facile immaginare quanto poco marginale possa esserlo per i tre condannati in primo grado: un sindaco (Loradana Bellone), un vicesindaco (Giorgio Vair) e quell’Alberto Perino che non ha cariche istituzionali ma non è certo l’ultimo arrivato nel movimento notav. Tra parentesi: la ventina di attivisti che a suo tempo si era autodenunciata per lo stesso reato sono stati del tutto ignorati dal giudice, segno che il vecchio detto “colpirne uno per educarne cento” è quanto mai attuale anche quando si tratta di contanti.
A pensarci bene però il fatto è tutt’altro che marginale non solo per i nostri tre amici e segna anch’esso un salto di qualità di non poco conto: quale miglior deterrente per sconsigliare la partecipazione ad azioni di protesta il rischio di mandare in rovina la tua famiglia? Se le cifre sono importanti forse funziona più del rischio di passare qualche giorno in cella…

Forse abbiamo la memoria corta ma non ci risultano casi analoghi: non ci risultano ad esempio condanne a risarcire i danni per il mancato guadagno di un’azienda nei confronti di lavoratori che effettuando uno sciopero hanno rallentato l’attività produttiva. Lungi da noi l’intenzione di suggerire strane idee a Marchionne ma non è detto che la protesta notav, che per molti altri aspetti rappresenta un laboratorio, non possa essere utilizzata anche per fare ricerca richiamando i cervelli in fuga all’estero: sperimentare nuovi modi per colpire chi rivendica diritti negati e osa alzare la testa.

Il salto di qualità sembra insomma essere questo: se non basta negare ogni spazio di democrazia ad una valle che protesta anche per la difesa di beni comuni, se non basta criminalizzare un’intera collettività, se non basta evocare assurdi reati di eversione e terrorismo proviamo a colpirli (anche) sui soldi. La cosa tra l’altro pare prestarsi a innumerevoli applicazioni: è di pochi giorni fa il caso di cittadini che avevano presentato un ricorso al TAR sulle scelte della giunta comunale di Torino sulla privatizzazione di servizi pubblici e sono stati condannati a pagare 12000€ perché… il ricorso è stato ritenuto inamissibile non essendo i cittadini legittimati a presentarlo. Come dire: la prossima volta pensateci due volte!

Perino, Bellone e Vair e tutto il movimento notav insieme a loro ci hanno pensato su ma invece di farsi intimorire si son detti che neanche questo trucco potrà funzionare.

Per prima cosa si sono ricordati che tra coloro che condividono le ragioni notav la solidarietà è una cosa concreta e non un modo di dire: è concreta quanto la nostra lotta che non è solo testimonianza nè tantomeno semplice movimento di opinione. Da qui l’appello che ormai circola ampiamente in rete. Per chi avesse dimenticato le coordinate bancarie le riportiamo nuovamente più sotto…

Insomma ci siamo detti tutti insieme alcune cose e siamo partiti subito, sia pure con qualche affanno. Per prima cosa ci siamo detti che Alberto, Giorgio e Loredana non potevano pagare per colpe (?!?) di cui siamo orgogliosi di essere tutti responsabili in egual misura. Fermo restando l’ovvio ricorso in appello ad una sentenza iniqua e inaspettata ma tenendo conto che i tre potrebbero essere chiamati nel frattempo a versare l’intera somma.

Poi abbiamo detto che sbaglierebbe LTF & C (comprendendo nel gruppo giudici, procure, lobbisti, partiti e mafiosi coinvolti in diversa misura nel bussiness) a interpretare la richiesta di solidarietà come un gesto di accettazione “di fatto” della sentenza di condanna. Al contrario: questa provocazione ci darà nuova forza e potete contare sul fatto che il tempo di verificare che l’appello abbia fatto centro e ci faremo venire nuove idee per rilanciare la nostra/vostra lotta.

Parlando all’inizio dei momenti che hanno segnato un salto di qualità nella storia della resistenza notav abbiamo aggiunto “nel bene e nel male”: sì, perché ogni volta che abbiamo ricevuto una grossa batosta questa ci ha dato la forza per diventare più forti. C’è da scommettere che sarà così anche stavolta.

Arrivederci a presto!


I contributi vanno versati sul conto dedicato per le spese legali NO TAV:

Conto BancoPosta
Numero 1004906838 intestato a:
DAVY PIETRO CEBRARI MARIA CHIARA
IBAN: IT22L0760101000001004906838

In attesa di definire anche altri strumenti per le donazioni (che saranno tempestivamente indicati sui siti notav) per chi avesse problemi a fare bonifici e volesse contribuire con piccole somme può utilizzare il conto PayPal che trova sul nostro sito. Ovviamente anche questi contributi confluiranno nel conto dedicato.

www.notavtorino.org

 

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Trenta giorni ad Ancona /2014/01/22/trenta-giorni-ad-ancona/ /2014/01/22/trenta-giorni-ad-ancona/#comments Wed, 22 Jan 2014 16:07:48 +0000 /?p=7346

di SERGIO SINIGAGLIA

Proprio ad un mese esatto dall’occupazione dell’ex scuola di Via Ragusa (22 dicembre), il sindaco, nell’abituale conferenza stampa di metà settimana, ha dichiarato oggi che “l’edificio dovrà essere libero a marzo in modo da iniziare i previsti lavori di ristrutturazione”. Ha poi aggiunto che il tutto dovrà avvenire senza prove di forza, ma la Mancinelli, dopo che sembrava si fosse riconvertita ad una linea “morbida”, indossa di nuovo l’elmetto.

Il giochino , classico in questi casi, del toto sgombero era imperversato dopo i primi giorni dell’occupazione:  “Dopo Santo Stefano li cacciano…”; “Passato il Capodanno li buttano fuori”, “Superate le feste verranno sgomberati….”. Invece l’occupazione, giorno dopo giorno, si è consolidata grazie alla solidarietà di tanti, singoli o associazioni,  alla crescente compattezza di chi ha deciso di uscire dalla solitudine e dall’emarginazione, unirsi e entrare in quella scuola abbandonata da tre anni. Riavvolgendo il nastro possiamo ricostruire i momenti più importanti

Il 30 dicembre c’è stato il primo incontro con il sindaco venuta a dirci che eravamo nell’illegalità e dovevamo andarcene. Poi, di fronte alla risolutezza di tutti, è tornata improvvisamente il due gennaio, senza avvisarci come se la scuola fosse sua proprietà privata. E’ rimasta fuori dal cancello, con un palmo di naso e l’indignazione dei mass media: “No, così non si fa, lasciare il sindaco fuori dalla “sua” scuola… Una vergogna”.

Nei giorni precedenti nessuno si era scandalizzato nel sentire le testimonianze allucinanti di chi aveva raccontato le tante notti in strada, tra il freddo e la disperazione. Nessuno aveva parlato di “illegalità” di fronte a questa condizione. Ma neanche le polemiche hanno scalfito l’unità di Casa de’ nialtri, come è stata ribattezzata quasi subito l’ex scuola materna. Nei giorni seguenti il sindaco e la giunta hanno provato a giocare sporco, mettendo disagio sociale contro disagio sociale. “L’edificio è destinato ad una associazione di disabili che a primavera dovrà lasciare il posto dove si trova attualmente. Chi ha occupato sta togliendo il futuro a decine di famiglie”. Peccato che controllando le carte abbiamo verificato come il sindaco raccontasse balle: nessuna delibera in consiglio comunale, nessuno impegno nero su bianco. Anzi abbiamo scoperto che la scuola è nell’elenco dei beni alienabili, quindi pronta ad essere venduta. Così quando il 9 gennaio la Mancinelli si è presentata per il secondo incontro ufficiale, l’atteggiamento è stato più disponibile. Se il 30 dicembre aveva proposto soluzioni ben note ai senza casa, cioè le due case rifugio dove puoi stare una settimana  e solo la notte, questa volta è stata più “generosa”. “Possiamo offrirvi venti camere di una struttura della diocesi e alcuni appartamenti”, ha detto con un tono trionfante. Peccato che il tutto per sei mesi. “E dopo dove andiamo?” Risposta sibillina: “Non posso garantire nulla…”. Prima di andarsene l’ultimatum: avete tempo fino al 13 gennaio per accettare, poi chi rimane fare i conti con me! Ma la minaccia non ha intimorito Casa de’ nialtri. Nei giorni successivi circa venticinque persone hanno  accettato la soluzione provvisoria, ma una  parte consistente è rimasta. Lo stesso prefetto una decina di giorni fa si è pronunciato per una soluzione “mediata”, senza nessuna “prova di forza”.

In città anche i più scettici  giudicano questa esperienza con più rispetto. Venerdì 17 si è tenuto il primo incontro pubblico dove gli occupanti hanno raccontato la loro esperienza e il progetto. La sala dell’ex consiglio comunale, a pochi metri dall’ufficio del sindaco era piena. Un momento importante che ha consolidato l’unità di tutti noi e dato autorevolezza all’occupazione. E’ partita una mappatura dei mestieri presenti all’interno di Casa de’ nialtri. Si vuole dare vita ad un orto autogestito in collegamento con il circuito degli agricoltori virtuosi. Ma il sindaco ottusamente non ci sta e rilancia, utilizzando la questione dei disabili per mettere fine ad una esperienza così importante. In queste settimane Casa de’ nialtri ha detto chiaramente come al centro di tutto c’è il progetto, sul posto si può discutere, perché in città ci sono numerosi edifici pubblici (e privati) da poter utilizzare per cohousing e progetti per comunità sociali autogestite. Il braccio di ferro continua. Come l’occupazione.

 

 

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L’accoglienza fai-da-te. A Pisa /2014/01/18/laccoglienza-fai-da-te-a-pisa/ /2014/01/18/laccoglienza-fai-da-te-a-pisa/#comments Sat, 18 Jan 2014 09:41:38 +0000 /?p=7342

di FABIO BALLERINI

Questa è una storia che ha come protagonisti undici migranti richiedenti asilo del Ciad, del Mali e della Liberia, arrivati in Italia in seguito al conflitto libico. Undici ragazzi che per sfuggire alla violenza e all’oppressione hanno dovuto prima lasciare le loro terre d’origine per ricostruirsi una vita in Libia, e poi trovare il coraggio di continuare a sperare, attraversando il mare affindandosi ai barconi della morte.

Arrivati in Italia, si aspettavano di trovare aiuto e di potersi ritagliare il loro posticino nel Nord del mondo. E invece no, un nuovo incubo: due anni in un centro d’accoglienza assistenziale e pregiudicante alle porte di Pisa gestito dalla Croce Rossa su incarico dell’amministrazione comunale. Emarginati in container fatiscenti, chiamati non per nome ma per numero dagli stessi operatori del centro, assistiti con 2,5 euro al giorno di budget e due pasti quotidiani precotti, senza nessun percorso di integrazione sociale e professionale attivato a fronte dei 46 euro giornalieri stanziati per l’accoglienza di ognuno di loro. Le uniche attività organizzate ammontavano a quattro ore settimanali di insegnamento della lingua italiana presso una associazione locale di volontariato che da anni organizza corsi di italiano gratuiti per migranti.

Lo scorso 28 febbraio, data di chiusura del progetto “Emergenza Nord Africa” e delle relative strutture di accoglienza tra cui quella di via Pietrasantina, si è toccato il fondo. Quel giorno gli operatori della Croce Rossa si sono recati alle 8.00 di mattina a chiudere e sgomberare apaticamente la struttura stessa, premurandosi di caricare su un grande camion reti e materassi e portandosi via tutto ciò che era strettamente necessario alla vita in quel luogo.

Il centro d’accoglienza ospitava ancora 22 richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. Da un lato, volti spaesati e disorientati, bocche immobilizzate dalle barriere linguistiche e dall’impossibilità di comprendere con cuore umano ciò che gli stava accadendo. Dall’altro, personaggi ben vestiti, mai visti prima, che con fare distaccato e sorridente, gli spiegavano che il progetto nel quale erano stati inseriti era terminato proprio quel giorno, che gli avrebbero consegnato 500 euro di buonuscita e che avrebbero dismesso la struttura.

Ma c’è anche un’altra storia da raccontare. Quella di un piccolo gruppo di studenti universitari di “Scienze per la Pace” ed attivisti di Africa Insieme e Progetto Rebeldìa che si erano messi nei mesi precedenti a seguire l’esempio di Alexander Langer ed erano diventati, chi consciamente e chi inconsciamente, “costruttori di ponti” e “saltatori di muri”. Alcuni avevano conosciuto i ragazzi insegnando in una scuola di italiano per migranti, altri tramite amicizie in comune, e si erano create così relazioni molto forti. Ci si dava una mano l’un l’altro, si usciva insieme la sera, ci si divertiva parlando del più e del meno e si cresceva insieme prendendo coscienza delle difficoltà e dei sogni di ognuno. E fu così che si diventò un unico gruppo, una grande famiglia allargata, una piccola comunità di “traditori della compattezza etnica”.

La caratteristica di ogni comunità che si rispetti è che un problema di un singolo è un problema di tutti. Così, il 28 febbraio, il gioco non consisteva più nell’indurre alcuni migranti isolati ed emarginati ad abbandonare la struttura che li aveva accolti usando come esca una banconota da 500 euro, bensì nel convincere un gruppo unito, compatto ed eterogeneo allo stesso tempo, delle felici prospettive future di questo passaggio.

Considerato che di una qualsivoglia prospettiva positiva non vi era nemmeno l’ombra, undici migranti decisero con grande coraggio, sostenuti dalla piccola comunità che avevano alle spalle, di rischiare di perdere i 500 euro e di iniziare l’occupazione in autogestione del centro di accoglienza di via Pietrasantina finché non fossero stati attivati – per ognuno di loro – i percorsi di inserimento sociale e professionale che latitavano da più di due anni.

Fu così che iniziò l’esperienza – unica in Italia – di autogestione a 360 gradi di un centro di accoglienza, dove migranti, studenti universitari ed attivisti di Africa Insieme e Progetto Rebeldìa, si convinsero di poter lottare per quella giustizia che, come sostiene il Subcomandante Marcos, non è mai calata dall’alto ma cresce sempre desde abajo.

Dopo otto mesi di occupazione, lo scorso 3 ottobre, data del tragico naufragio in mare vicino alle coste di Lampedusa che è costato la vita ad oltre 350 migranti, la Croce Rossa ha sospeso la fornitura delle utenze di gas e luce costringendo per oltre tre mesi i migranti, tutti titolari di protezione internazionale, a lavarsi con l’acqua fredda e a dormire sotto quattro strati di coperte in container freddi e bui. Più volte i volontari e le associazioni hanno interpellato l’amministrazione comunale di centrosinistra (Pd-Sel), chiedendo il riallaccio immediato delle utenze, senza però mai ottenere risultati significativi, assistendo alla violazione quotidiana dei diritti umani più elementari e della stessa Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del ’51.

Durante lo scorso anno, all’interno del centro di accoglienza sono state organizzate una serie di attività autofinanziate e autogestite: un progetto di “orti sociali multiculturali” che ha visto la realizzazione di un variegato orto nello spazio aperto della struttura e la vendita di oltre 200 fusti di insalata presso le reti locali dei gruppi di acquisto solidale (vendute al nome di “insalate migranti”); un progetto di teatro dell’oppresso e dei laboratori di artigianato (lavorazione dell’argilla; realizzazione di borse e di strumenti musicali africani); dei corsi di lingua italiana, arabo e inglese; ed infine la realizzazione di un video documentario dal titolo “CiaLiLaPi (Ciad-Libia-Lampedusa-Pisa). Il lungo cammino verso la speranza” già proiettato in diverse città d’Italia e che racconta le storie di migrazione e di accoglienza di sei ragazzi ciadiani protagonisti dell’autogestione del centro di via Pietrasantina.

A meno di un anno di distanza dall’inizio dell’autogestione, ci ritroveremo sabato a festeggiare tutti insieme, per l’ultima volta nel nostro centro d’accoglienza, l’esito di un percorso di integrazione e accoglienza dal basso, costruito senza una lira ma con grande abbondanza di abbracci e di sorrisi. La battaglia dell’occupazione e i mesi di autogestione del centro di accoglienza hanno portato – grazie alla proficua collaborazione con la Società della Salute e l’Istituzione Centro Nord-Sud – all’attivazione di percorsi di tirocini formativi retribuiti e alla firma di contratti d’alloggio che hanno portato i migranti protagonisti di questa storia ad entrare nelle loro nuove “vere” case.

A fine dicembre abbiamo ricevuto la visita della Fondazione Langer che ha apprezzato l’esperienza dell’autogestione del centro di accoglienza di Via Pietrasantina come esempio virtuoso di pratica di accoglienza e integrazione dal basso.

Sabato 18 gennaio ci ritroveremo a discutere in vista della Carta di Lampedusa (nei giorni 31 gennaio, 1 e 2 febbraio) insieme a Giuseppe Faso e Alessandra Ballerini, per scrivere una nuova pagina di diritti e una nuova concezione dell’accoglienza, affinchè sia una prerogativa di tutti, e non solo di alcuni, la possibilità di sorridere e di sognare.

 

 

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La casa di tutti ad Ancona /2013/12/26/la-casa-di-tutti-ad-ancona/ /2013/12/26/la-casa-di-tutti-ad-ancona/#comments Thu, 26 Dec 2013 11:11:56 +0000 /?p=7309

di SERGIO SINIGAGLIA

Adam viene dal Sudan. E’ in Italia da un paio di anni. E’ arrivato a Lampedusa come tanti. Poi è stato nel foggiano per cercare di fare qualche soldo con la raccolta di pomodori. Ha girato altre località del Sud per poi arrivare nelle Marche. Prima a Macerata, successivamente ad Ancona. Alex invece è rumeno, ha 28 anni. Abitava in una frazione del capoluogo regionale con la madre e il suo compagno. Più di un anno fa la mamma è morta e il convivente lo ha buttato fuori di casa e da lì è iniziata la sua odissea. Emilio viene da Trento. Lavorava come assistente al Sert. Poi ha perso il lavoro. E’ rimasto senza abitazione. “Ho due genitori molto vecchi, non potevo pesare su di loro. Nella mia città non sono riuscito a trovare appoggi. Ero stato altre volte ad Ancona, così sono venuto qui”.

Adam, Alex e Emilio insieme ad una sessantina di senza casa domenica 22 dicembre hanno occupato la scuola comunale di Via Ragusa, da tre anni chiusa per piccoli problemi infrastrutturali. E’ la prima volta che ciò accade nelle Marche. La dimostrazione di come la cosiddetta “crisi” colpisca sempre più anche territori ritenuti immuni da certi problemi. “Anche da voi c’è chi si trova in queste condizioni?”mi ha domandato un caro amico di Roma. Già anche da noi. I problemi sono aumentati in questi ultimi anni. L’Unione inquilini parla di circa 120 sfratti ad Ancona e duemila nella regione. Fino ad oggi nella Dorica la questione era stata affrontata, meritoriamente, in termini caritatevoli dalle associazioni cattoliche e da alcune del volontariato. Una rete preziosa e fondamentale. Ma  questa volta si è messo in moto un vero e proprio movimento autorganizzato. A partire dal Progetto Ancona Bene Comune”, nato dopo le recenti elezioni comunali che hanno visto entrare due consiglieri della lista aperta Sel-Ancone Bene Comune, è nato un ampio circuito di soggetti deciso ad impegnarsi su temi fondamentali, dalla partecipazione al lavoro, dal reddito alla casa. Già in passato si era provato ad avviare un percorso di questo tipo, ma il politicismo, purtroppo sempre ampiamente presente, aveva impedito che le cose si sviluppassero. Questa volta, incrociando le dita, sembra che spiri aria molto diversa. Non è facile vedere insieme Pdci e Centri Sociali, Sel e associazioni sociali di base, circoli storici della “sinistra” e giovani di 20 anni. Eppure la materialità della “crisi” sta producendo questo piccolo miracolo. A partire proprio dalla questione che fino a non molto tempo fa sembrava lontana: il diritto alla casa. Silenziosamente è cresciuto un esercito di senza tetto che si è andato ad aggiungere a quelle situazioni croniche di strada. Operai che hanno perso il lavoro che dormono in auto, profughi richiedenti asilo che fatto il percorso di “inserimento” e ottenuto il permesso di soggiorno si sono trovati letteralmente in strada, ecc. Il casus belli che ha portato all’occupazione di domenica è stato lo sfratto, l’ennesimo, di una signora pensionata (520 euro) che abitava in un piccolo appartamento dell’Erap (l’ente regionale pubblico)  dove per anni aveva fatto la badante ad un’anziana. Una volta deceduta la persona a cui faceva assistenza, non sapendo dove andare ha continuato a pagare lei l’affitto (80 euro) e le utenze, intestandole a suo nome. Pochi mesi è arrivato lo sfratto dell’Erap che, dopo aver accettato la situazione per alcuni anni, le ha aumentato l’affitto (270 euro) in modo da buttarla fuori. Questa volta però la disperazione individuale è stata supportata da chi si è mobilitato e ha impedito l’ennesima ingiustizia. Il 29 novembre nella sala dell’Anpi si è tenuta un’assemblea cittadina molto partecipata. In questa occasione si è presentata una quindicina di richiedenti asilo, “delegazione” spontanea di molti altri che hanno raccontato la loro terribile condizione. Quella di chi si trovava a “dormire” tra il Porto, sotto i piloni, e la stazione con tre gradi sotto lo zero. A questo punto la mobilitazione ha subito un’accelerazione. Alcuni di questi profughi sono stati ospitati dal Centro Sociale “Asilo Politico” che da anni è impegnato su questo fronte. Il dieci dicembre una delegazione insieme ad alcuni rappresentanti di “Ancona Bene Comune”, compagni del Gruppo anarchico Malatesta e dell’Unione Inquilini, hanno occupato per circa un’ora la sala della giunta, visto che, nonostante gli articoli usciti sui giornali e gli appelli al sindaco e agli assessori preposti (casa e servizi sociali), il Comune continuava a fare lo gnorri. Sono stati accolti dalle grida isteriche del sindaco Valeria Mancinelli (Pd), scandalizzata dalla piccola “invasione”. Alla fine l’assessore alla casa Urbinati ha fissato un incontro “ufficiale” il 18 dicembre. Incontro che si  è concluso con un nulla di fatto. Anzi alla quarta volta che l’assessore, ignorando le drammatiche testimonianze di alcuni dei presenti, ha risposto al cellulare, la delegazione ha deciso di andarsene vista l’insensibilità e la totale mancanza di rispetto. Domenica 22 alle dieci circa 60 persone insieme ai/alle compagni/e delle associazioni e delle organizzazioni hanno occupato la scuola “Regina Margherita”. Il posto è stato rinominato “Casa de ni altri”, in dialetto anconetano. In poco tempo l’autogestione e l’autorganizzazione hanno reso discretamente vivibili gli ampi locali della struttura. Riallacciata la luce e risolto il problema dell’acqua, la questione più impellente era ed è quella del riscaldamento perché la caldaia è fuori uso. Per fortuna è scattata subito la rete della solidarietà: la Caritas ha provveduto a mandare pasti caldi (e dal Centro Sociale è arrivata una piccola cucina messa subito in funzione), la vicina chiesa dei Salesiani, grazie alla totale disponibilità di Don Renato ha portato reti e materassi, ancora non sufficienti, numerosi cittadini hanno portato cibo, coperte e stufette. Domenica sera, grazie all’intervento dell’assessore comunale alla Protezione Civile, Foresi, l’unico della giunta a presentarsi quasi subito, la Croce Rossa ha portato 30 coperte. Già la giunta: lunedì si è riunita d’urgenza. Ha redarguito Foresi per essersi presentato sul posto. E agli occupanti, che chiedono di individuare edifici pubblici non utilizzati, come la scuola Regina Margherita, per metterli a disposizione di chi è senza un tetto. (uno degli slogan della protesta è “Non si abita in una graduatoria”, cioè gli strumenti tradizionali proposti fino ad oggi sono completamente inadeguato),  la risposta del sindaco è stata indegna e provocatoria: “Ci sono dei rivoluzionari della domenica che stanno strumentalizzando la questione a fini politici”. Per il sindaco in fin dei conti tutta questa emergenza abitativa ad Ancona non c’è, ci sono solo dei ragazzotti che giocano alla rivoluzione. Dichiarazione incredibile a cui ha fatto seguito quella estremamente provocatoria del suo degno compare di giunta Urbinati al quale “non risulta nella nostra città ci sia gente che dorme in mezzo alla strada”!!!.

In conclusione l’occupazione sta crescendo. L’organizzazione interna comincia a funzionare. Gli occupanti, inizialmente inevitabilmente un po’ diffidenti gli uni con gli altri visto che stanno insieme culture e storie diverse, sono sempre più una comunità unita e decisa a lottare per i propri diritti. L’arrivo dei carabinieri (dopo mezz’ora dell’occupazione) e di due persone dei servizi sociali, (tra i presenti nella scuola ci sono anche due bambine con le madri e un papà) non ha spaventato nessuno.

In una mano aperta le dita divise sono deboli. Se si stringono in un pugno chiuso diventano unite e più forti. Ad Ancona in questo momento ci sono decine e decine di pugni chiusi…

 

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In bicicletta da Mestre a Orte /2013/12/05/in-bicicletta-da-mestre-a-orte/ /2013/12/05/in-bicicletta-da-mestre-a-orte/#comments Thu, 05 Dec 2013 15:16:24 +0000 /?p=7278 di PAOLO CACCIARI e REBECCA ROVOLETTO

Una staffetta ciclistica da Mestre verso Orte per dire no all’autostrada tra Mestre e Orte, appunto, la cui costruzione è stata approvata dal Cipe qualche giorno fa. Tutti i dettagli su questa autostrada, i suoi costi enormi e i danni che infliggerebbe ai territori che dovrebbe attraversare, sono in un articolo di Rebecca Rovoletto, dell’associazione Opzione Zero della Riviera del Brenta, che abbiamo pubblicato il 17 aprile scorso e che ripubblichiamo qui sotto. Sulla staffetta ciclistica, un articolo di Paolo Cacciari.

La partenza dei ciclisti anti-autostrada è fissata per venerdì 6 dicembre alle ore 7.15 da Mestre. La mappa del percorso è al seguente link: https://maps.google.com/maps/ms?msid=208091746598713813846.0004ebdaf0bd147f9d9a8&msa=0&ll=43.060861,12.299194&spn=2.307647,3.532104

Iniziative lungo il percorso si svolgeranno a Mira, Codevigo, Cavarzere, Comacchio, Ravenna, Cesena, Umbertide, Perugia Ponte San Giovanni, Terni.

Gli organizzatori chiedono a tutte le organizzazioni presenti nei territori di utilizzare il passaggio di questa mini-carovana per dare visibilità al problema della nuova autostrada, nelle forme e nei modi che ritengono più opportuni, nonché di informare stampa e tv locali dell’iniziativa: “Poi se qualcuno ha voglia di fare qualche pezzo di strada insieme a noi siamo ben felici”, aggiungono. Chi vuole scrivere messaggi, può inviarli all’indirizzo della mailing list della Rete nazionale Stop Orte Mestre: retenazionalestoporme@googlegroups.com. I numeri di telefono utili sono i seguenti: 348-98711926, 338-4888725, 338-1051964, 347-5476813, 338-1678008

Ecco l’articolo di Paolo Cacciari

Salvo imprevisti e bufere di neve, i comitati  che hanno dato vita al coordinamento Stop OrMe trascorreranno questo weekend in bicicletta (programmi, itinerari e altre informazioni su: www.stoporme.it ), compiendo ventitré tappe a staffetta lungo i 396 kilometri della progettata nuova autostrada che dovrebbe collegare il Tirreno all’Adriatico, da Civitavecchia a Mestre, devastando, con 64 km di gallerie, 140 km di viadotti, 83 svincoli, 250 cavalcavia e svariate opere complementari di adduzione, gli Appennini, le foreste casentinesi, le valli di Comacchio, la gronda della laguna di Venezia, altri ventidue siti di interesse ambientale ed eliminando almeno 700 ettari di terre agricole. Insomma, la più grande “grande opera” autostradale che sia mai stata concepita dopo l’Autosole. Nonostante anni di contrastate discussioni, il ministro Maurizio Lupi è riuscito dove nemmeno Monti aveva osato. Un falso project financing da dieci miliardi, approvato nell’ultimo Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica),  promosso da una cordata del costruttore Vito Bonsignore, europarlamentare di Forza Italia, già condannato e passato in giudicato per reati di corruzione, abuso e turbativa d’asta.  Peccato solo che, per esplicita ammissione degli stessi promotori, il piano tecnico finanziario della nuova autostrada non stia in piedi mancando dei veicoli/giorno in transito minimi (90 mila contro i soli 18 mila attualmente rilevati, ad esempio, nel tratto veneto) necessari per ammortare i costi di realizzazione e sostenere le spese di gestione dell’opera. Per garantire la “bancabilità” del progetto (ottenere, cioè, i crediti tramite bond emessi dalle banche) lo Stato italiano si è generosamente impegnato a “detassare” le imprese costruttrici rinunciando a 1,8 miliardi di entrate (Ires, Irap, Iva). In pratica uno “sconto fiscale” sugli utili realizzati altrove dalle imprese costruttrici. Come se costruire e gestire una autostrada – pedaggi e servizi compresi – fosse un’azione filantropica. Altre clausole capestro (durata della concessione, transiti minimi, ecc.) garantiranno comunque la “redditività” dell’opera. Uno scandalo che l’allora ministro Barca si rifiutò di avallare. Non rimane che scendere in bicicletta percorrendo le strade dei 48 comuni delle cinque regioni interessate e presidiare il tracciato. Ai comitati è stato dato l’appoggio delle grandi associazioni ambientaliste Legambiente, Wwf, Lipu, Mountain Wilderness, Pro Natura e la rete Salviamo il Paesaggio. Mattia, che scortato da un camper appoggio guiderà la biciclettata, ci dice: “Con meno denari si potrebbero realizzare molti interventi puntuali  per la difesa idrogeologica del territorio e per mettere in sicurezza le strade esistenti, diversificare il traffico pesante, attrezzare i porti come scali delle autostrade del mare e collegarli alla rete ferroviaria”.

paolo.cacciari_49@libero.it

Ed ecco l’articolo di Rebecca Rovoletto.

È del 2001 la famigerata Legge Obiettivo, voluta da Berlusconi, che istituiva procedure speciali per le grandi opere pubbliche definite di interesse strategico – infrastrutture di trasporto ed energetiche, reti di telecomunicazione, le dighe del MOSE a Venezia e l’edilizia pubblica. Un provvedimento cui è seguito un proliferare di interventi normativi senza paragoni, per assicurarne l’operatività nel corso degli anni – non ultimo il D.Lgs 163/2006 Codice Appalti, che ridefinisce la disciplina nazionale del trabocchetto del project financing; così come senza paragoni è la continuità politica dei Ministri Lunardi, Di Pietro, Matteoli e Passera nel ribadirne la priorità e nell’aggiornare continuamente l’elenco delle opere – passate in un decennio da 196 a 348, di cui 189 sono infrastrutture logistiche.

Tra queste, oltre agli arcinoti Ponte sullo Stretto e TAV Torino-Lione, è inserita la Orte-Mestre, ovvero la E45-E55, detta Nuova Romea Commerciale, asse di collegamento nord-sud con la direttrice est-ovest del Corridoio V Lisbona-Kiev, all’innesto del cosiddetto Passante di Mestre.

I numeri della Orte-Cesena-Mestre sono talmente pesanti da classificarla al secondo posto, dopo il Ponte sullo Stretto di Messina: 396 chilometri di asfalto che uniranno Orte, nel Lazio, a Mestre, in Veneto. Sorgerà sul sedime della superstrada E45, da implementare, per proseguire poi interamente nuova nel tratto Emiliano-Veneto, a partire da Cesena e in parallelo all’attuale SS309 Romea, stravolgendo i territori di 5 regioni (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto), 11 province, 48 comuni. Sono previsti 140 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 250 tra cavalcavia e sottovie, 83 nuovi svincoli, con un consumo di suolo stimato tra i 600 e i 700 ettari al 90% agricoli.

Altrettanto pesanti sono le interferenze ambientali e paesaggistiche: nella sua corsa attraverserà 22 Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone a Protezione Speciale (ZPS); interesserà il Parco del Delta del Po e la Laguna Sud di Venezia; taglierà in due le Valli del Mezzano e la Riviera del Brenta; toccherà le Valli di Comacchio e il Parco delle Foreste Casentinesi; bucherà gli Appennini Centrali

Per non dire degli impatti dovuti all’aumento dell’inquinamento atmosferico e acustico; quelli sulla sicurezza idro-geologica, a causa dell’ulteriore impermeabilizzazione dei suoli; e quelli socio-economici a spese della salute pubblica e delle economie locali, che in aggiunta al nastro di asfalto subiranno la beffa di vedere il traffico riversarsi sulla viabilità ordinaria per non pagare i nuovi pedaggi.

Eppure, di questa gigantesca arteria, che “cuba” qualcosa come 10 miliardi di euro in project financing, si sa poco o nulla. Ad oggi è ancora apparentemente ferma al palo, in attesa del pronunciamento del CIPE (il Comitato Interministeriale di Programmazione Economica) sul progetto preliminare. In realtà, la Orte-Mestre è un mostro che dorme con un occhio aperto, aspettando solo la messa a punto delle condizioni normative e tecnico-finanziarie per risvegliarsi prontamente. E, a questo scopo, le forze politiche istituzionali hanno sempre lavorato in modo trasversale…

Già il 2002 vede la creazione dell’Associazione Nuova Romea, i cui soci fondatori sono tutti parlamentari dell’Ulivo, soprattutto diessini, tra i quali spicca nientemeno che Pier Luigi Bersani. Tra gli scopi statutari vi è proprio quello di promuovere la E55, l’associazione infatti ”si propone di favorire una collaborazione interregionale di area vasta, tra istituzioni, imprese e cittadini: per la realizzazione della nuova infrastruttura stradale E55-Nuova Romea e del Corridoio Adriatico (…)”Nel 2003, il primo progetto della cordata promotrice “Newco – Nuova Romea SpA” (composta da società autostradali, imprese di costruzione e banche di prima grandezza, tra cui Autostrade SpA del Gruppo Benetton, Autostrada Brescia–Padova, Unicredit, Antonveneta, Gruppo IMI San Paolo, Impregilo, le “coop rosse” CCC e CMC, Mantovani SpA e Adria Infrastrutture), che proponeva il solo tratto da Cesena a Mestre, viene scalzato dal progetto della Gefip Holding SA (il gruppo di famiglia dell’eurodeputato Vito Bonsignore, in cordata con MEC SpA, Banca Carige, Efibanca di Lodi, ILI SpA, Egis Projects SA e altre), che prevede la realizzazione di un unico asse autostradale da Orte a Mestre. Il contenzioso tra le due compagini si risolve davanti al Consiglio di Stato con l’acquisizione della Newco da parte di Bonsignore per 4,5 milioni di euro e l’impegno di affidare a CMC le opere previste in territorio romagnolo. Tutti serviti, si parte.

Da notare, per inciso, che l’allora vice-presidente della Newco è tale Lino Brentan, oggi agli arresti domiciliari per corruzione, nell’ambito degli appalti per il Grande Raccordo Anulare di Padova, e pure in recentissime manette si trovano Piergiorgio Baita, amministratore delegato della Mantovani SpA – di fatto il general contractor del Veneto per le grandi opere “pubbliche” della Regione – e Claudia Minutillo, ex assistente di Galan e amministratore delegato di Adria Infrastrutture, accusati entrambi di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.

L’iter procede. Nel 2009 il consiglio di amministrazione di ANAS dà il via libera al progetto preliminare presentato da Gefip, che l’anno dopo ottiene il parere favorevole della commissione VIA nazionale. D’ora in avanti si tratterà di trovare le ingenti risorse necessarie e soprattutto mettere in equilibrio il piano economico per avere anche il placet del CIPE.

Ma bisogna arrivare al 2012, con il governo Monti a pieno regime, per assicurare rinnovato smalto alla Orte-Mestre. Nell’Allegato infrastrutture del documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF) 2013-2015 viene confermata come intervento prioritario e, da luglio, sbandierata dal duo ministeriale Passera-Ciaccia come di imminente sblocco ad ogni vigilia di riunione del CIPE. Sinora, però, questo passaggio non è ancora avvenuto per problemi “tecnici” tra il Ministero delle Infrastrutture e quello dell’Economia. Problemi tecnici che sono più propriamente problemi di reperimento di risorse.

Del piano economico-finanziario non è dato sapere, ma gli espedienti fiscali del governo nel corso del 2012 dimostrano che quest’opera non si regge economicamente e finanziarla sarebbe un suicidio per le casse dello Stato. I “tecnici” si stanno inventando mirabolanti escamotage per far quadrare artificiosamente i conti, dall’istituzione dei micidiali project bond alle misure di de-tassazione per le infrastrutture di importo superiore ai 500 milioni – introdotte dal Decreto Sviluppo Bis e rese operative dal CIPE a marzo di quest’anno. Per la Orte-Mestre questo significa che, oltre al contributo pubblico di ANAS di 1 miliardo e 400 milioni per effetto del project financing, lo Stato rinuncerà a 1 miliardo e mezzo di entrate IVA, IRES, IRAP. Si stanno insomma intessendo le architetture fiscali utili ad aprire una nuova voragine di debito pubblico, giacché le casse dello Stato foraggeranno direttamente l’opera, copriranno i mancati rientri delle imprese private e andranno motu proprio a debito di imposte.

Ora, dire che il piano economico di un’opera viaria non risulta economicamente sostenibile, è semplicemente ammettere che i dati di traffico non sono sufficienti a giustificarne la necessità. Infatti, così com’è dimostrata l’inutilità del TAV valsusino, visto che la portata della linea ferroviaria esistente è ampiamente sotto-utilizzata, allo stesso modo i soli 18.000 veicoli medi giornalieri in transito, nel tratto veneto dell’attuale Romea, ricalcano il flusso di una banale strada provinciale, dove i mezzi pesanti, che oggi incidono per il 30%, scelgono sempre più spesso la viabilità gratuita, con le ovvie ricadute sulla sicurezza stradale.

Insistere con il dogma delle grandi opere non è solo perseguire irresponsabilmente un modello sviluppista distruttivo – l’aumento del debito comporta l’inasprimento delle misure di austerità, dei tagli ai servizi pubblici e all’occupazione – ma è altresì sposare le logiche che vedono le infrastrutture come strumenti di neo-colonialismo territoriale e nuovi asset su cui accentrare profitto speculativo da parte dei mercati finanziari, sempre più aggressivi nei confronti dei beni comuni e delle risorse naturali.

La Orte-Mestre è concettualmente arretrata, devastante, inutile e costosissima il cui unico scopo è quello di favorire le lobbies delle filiere del cemento/asfalto (quando non del malaffare), le trappole delle concessioni autostradali e i privilegi del capitale finanziario. Ma i comitati, le associazioni, i movimenti sono ben svegli…

Opzione Zero, comitato della Riviera del Brenta nel veneziano, nato nel 2004 proprio sulla vertenza Orte-Mestre, non ha mai abbassato la guardia sulle manovre politico-affaristiche intorno a quest’opera faraonica, con un’azione incessante di approfondimento e divulgazione. Il puntiglioso lavoro di ricerca ha rivelato tutte le connessioni che la legano a doppio filo ad altre grandi opere della delirante strategia infrastrutturale e insediativa regionale detta “Bilanciere del Veneto” (Passante di Mestre, GRA di Padova e Camionabile, Nogara-Mare, Veneto City a Dolo, Polo Logistico a Mira…).

Negli anni, il progressivo allargamento della visuale prospettica sulla Orte-Mestre ha aperto sempre nuove possibilità di azione e relazione e l’11 dicembre 2010 segna una data importante per tutte le realtà dei vari territori attraversati dal nuovo asse autostradale: nasce finalmente la Rete Nazionale Stop Orte-Mestre, www.stoporme.org, con lo scopo di unire le forze e le risorse per contrastare quest’opera e individuare soluzioni alternative, più economiche e sostenibili. La Rete vede la partecipazione di importanti e qualificanti organizzazioni nazionali come WWF, Legambiente, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Stop Consumo di Territorio e Salviamo il Paesaggio … ma sono tantissime le associazioni, i comitati, le articolazioni locali di movimenti e forze politiche, e le personalità che hanno già dato adesione.

L’impegno è stato sinora quello di mantenere alta l’attenzione e monitorare qualsiasi notizia riconducibile alla nuova autostrada, con continui reciproci aggiornamenti, diffondendo informazione e conoscenza sull’opera. Si sono attivati i primi passi per la preparazione dei ricorsi, qualora il CIPE dovesse sbloccare le procedure. Si stanno programmando iniziative e mobilitazioni, la prossima prevista a fine maggio sarà un importante convegno nazionale a Ravenna. Soprattutto, si sono studiate efficaci proposte alternative in risposta, non già a una ulteriore domanda di mobilità, bensì a una crescente richiesta di sicurezza, di tutela e di minor spreco di risorse: l’adeguamento e la riqualificazione delle attuali SS309 Romea ed E45 è realizzabile con un decimo degli investimenti; la deviazione del traffico pesante sulla A13 e sulla rete autostradale esistente è attuabile immediatamente; il potenziamento del trasporto ferroviario e fluvio-marittimo è sostenuto e incentivato dalle norme europee.

Con la prorogatio di Monti, si profila un alto il rischio di colpi di mano e accelerazioni su tutte le grandi opere, unico settore destinato “a rassicurare i mercati e le banche”. Parimenti, le posizioni politiche di tutte le Regioni interessate sono lontanissime dal riconsiderare, a dieci anni di distanza dalla Legge Obiettivo e nel pieno della crisi, la pianificazione territoriale, concedendo una moratoria sulle infrastrutture. Ma è anche un momento importante in cui far emergere le contraddizioni di un modello fallito e divaricare quelle faglie che i movimenti di resistenza territoriale hanno ben dimostrato di saper aprire. Su questo Stop Or-Me e le realtà che ne fanno parte non mancheranno di dare il loro vigoroso contributo.

 

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Il faccia a faccia di Pisa /2013/11/19/il-faccia-a-faccia-di-pisa/ /2013/11/19/il-faccia-a-faccia-di-pisa/#comments Tue, 19 Nov 2013 07:50:23 +0000 /?p=7236 di FRANCESCO BIAGI

“Noi siamo uomini e donne, bambini e anziani

abbastanza comuni, cioè ribelli,

devianti, scomodi, sognatori”

(Subcomandante Marcos, 3 agosto 1999)

Un vero e proprio fiume in piena ha attraversato la città di Pisa sabato 16 novembre per ripristinare la legittimità del recupero e riutilizzo del sito abbandonato dalla Multinazionale J-Colors in Via Montelungo. Quattordicimila metri quadrati che da un anno avevano ripreso linfa e colore dopo essere stati sottratti all’incuria e all’abbandono; un’opera che è stata persino presentata presso il Consiglio d’Europa di Strasburgo come esempio virtuoso di riutilizzo sociale di spazi industriali dismessi. Una comunità, lì dentro, è stata forgiata, una comunità di “fratelli e sorelle di strada”, che il Progetto Rebeldia ha saputo con cura aggregare, generando collettivamente la nuova nascita del Municipio dei Beni Comuni. Uomini e donne comuni, che dalle pratiche quotidiane hanno intrapreso la critica e la decostruzione della categoria economica della proprietà privata in nome dell’applicazione di due articoli della costituzione (42 e 43) che parlano di “funzione sociale” e di “requisizione” di quelle proprietà che non assurgono ad una funzione sociale per il bene comune di tutte e tutti.

Più di duemila persone, dalla Liguria alle Marche passando per Roma e tante altre città del nostro Paese sono giunte a Pisa a fianco del Municipio dei Beni Comuni per tentare di ripristinare la legittimità della proprietà collettiva che ha caratterizzato fino ad un mese fa’ l’autogestione partecipata dell’ExColorificio Toscano. Se dopo lo sgombero di sabato 26 ottobre qualcuno paragonava la resistenza di Radio Roarr (la radio web di movimento pisana) alle vicissitudini che attraversò Radio Alice, altri già intravvedono l’immaginario dei creativi del ’77 nel lungo corteo che ha assediato l’immobile lungo tutta Via delle Cascine. Il corteo è stato costruito per riportare a casa tutte le numerose attività sgomberate. Primeggiava quasi in testa una lavagna in legno della scuola di italiano e di arabo, una lavagna molto vecchia ma con quattro ruote montate con cura dai compagni della Ciclofficina per percorrere la strada e rientrare fra i banchi polverosi sequestrati più di tre settimane fa.

“Resistere è creare” ha scritto Gilles Deleuze e una magia laica univa i manifestanti che aprivano le danze con la giocoleria, la danza del ventre, i trampolieri e le percussioni dei Malatucada, poi un lungo corteo che nel labirinto delle antiche vie di Pisa avanzava senza perdersi, forte del proprio filo d’Arianna: la liberazione dell’ex Colorificio sequestrato. Un assalto che si è costituito in tre atti per dare spazio ad ogni soggetto di tentare con la propria identità e con le proprie pratiche il rientro nell’ex Colorificio. Il primo atto è stato quello creativo, il secondo quello della parola e dei saperi che hanno invitato alla disobbedienza le guardie schierate in difesa degli interessi privati e delle speculazioni che si vorrebbero attuare in quello spazio. Un momento che ha fronteggiato scudi e manganelli con la forza della parola e dei libri.

Il terzo atto ha visto affrontare i reparti con i propri corpi, con la propria faccia e il proprio petto. Una pratica sociale che ha permesso una presa di coscienza maieutica di come il diritto privato proprietario valga più dei diritti di una comunità. I nostri corpi di fronte ai grandi scudi della Polizia parlano di un grande popolo che non è più disposto a chinare il capo e che mette non solo il proprio viso ma anche le proprie vite contro i privilegi rapaci di questo capitalismo.

Mentre le multinazionali e le istituzioni locali dominate dall’assolutismo del Partito Democratico si nascondono dietro ai plotoni schierati in difesa di un luogo che tornerà nel grigiore dell’incuria, le tante donne e i tanti uomini scesi in piazza hanno deciso di amalgamare la propria biografia con quella di tanti altri e dimostrare che è possibile costruire una comunità insorgente, determinata di fronte ai soprusi dell’ipocrita legalità dominante. Una legalità vuota ed asservita ai processi economici globali di deindustrializzazione e compressione dei diritti conquistati nel secondo dopoguerra. Una legalità asservita all’austerity che ci viene imposta. Una legalità facile da conclamare di fronte al Municipio dei Beni Comuni attraverso il monopolio della disinformazione (privandolo quindi di quella identità condivisa e plurale, confinandolo a mero problema di ordine pubblico), ma difficile da digerire quando il Potere Democratico pisano è posto di fronte alle sue responsabilità. Una legalità forte della militarizzazione che ha impedito il reingresso.

C’è un elemento politico di non-ritorno dopo la giornata del 16 novembre a Pisa: qualsiasi saranno le scelte del Municipio dei Beni Comuni, oggi esso ha la piena legittimità di rompere i sigilli e rientrare nel breve o lungo periodo che abbiamo di fronte. La legalità del potere avrà tutta la forza di reprimere attraverso la spirale del diritto penale, ma non ha più la legittimità di fronte alla comunità insorgente che sabato è scesa in piazza. Una legittimità costituente che accanto alla critica della proprietà privata pone nel dibattito pubblico la pratica del diritto di resistenza di fronte alla violazione del suo più autentico “diritto alla città”.

Rientrare negli immobili dell’ExColorificio ora sarà nuovamente un atto costituente di ripristino della legittimità dei diritti e dei principi su cui la Resistenza Antifascista ha tentato di fondare la nuova repubblica. Illegale è chi invece viola i diritti dei territori e delle comunità che li abitano e condividono. Una degna disobbedienza prima o poi tenterà di ritornare per restare e continuare il corso ribelle che ha preso vita nell’ExColorificio. Ribelle ai poteri forti, ribelle alle speculazioni, ribelle alla dittatura commissaria dell’economia globale.

La manifestazione pisana, assieme al fiume in piena contro il Biocidio a Napoli, contro la Tav in Val Susa, contro il CIE di Gradisca e l’inceneritore di Parma ha dimostrato come una collettività possa mobilitarsi ed organizzarsi lottando per poter decidere del destino del proprio territorio. Di come non abbia paura di viversi questa battaglia nella partecipazione inclusiva e plurale che caratterizza la “città dei senza parte” riunitasi nel Municipio dei Beni Comuni. Non solo: queste diverse manifestazioni erano legate fra loro, una piccola rete è stata costruita per riunire comunità insorgenti che con la forza della propria autonomia politica hanno saputo costruire coscienza sociale e consenso intorno a delle battaglie non per nulla scontate nella congiuntura che il nostro Paese attraversa. Di fronte a queste comunità si dovrebbe “togliersi il cappello” anziché schierare i plotoni delle squadre mobili.

 

 

 

 

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Una giornata in cinque minuti /2013/11/17/una-giornata-in-cinque-minuti/ /2013/11/17/una-giornata-in-cinque-minuti/#comments Sun, 17 Nov 2013 14:22:50 +0000 /?p=7231 di EZIO BERTOK

Sulla manifestazione di sabato 16 novembre in Valle di Susa, un video di Ezio Bertok, del Comitato No Tav di Torino (www.notavtorino.org).

Passano le stagioni, passano i governi.

Mentre muoiono partiti nati l’altro ieri e nascono partiti che moriranno domani la resistenza notav rimane. Sempre la stessa.

E’ di nuovo autunno eppure sembra una nuova primavera. Domani è un altro giorno e si vedrà.

Cinque minuti di video che mostrano una normale giornata in Val di Susa.

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Democrazia comunale. A Pisa /2013/11/05/democrazia-comunale-a-pisa/ /2013/11/05/democrazia-comunale-a-pisa/#comments Tue, 05 Nov 2013 13:06:51 +0000 /?p=7148

Un’altra musica in Comune è la tre giorni, dal 22 al 24 novembre, rivolta alle esperienze territoriali e alle realtà politiche e sociali che vogliono incontrarsi, discutere e sperimentare forme di democrazia partecipata e pratiche di amministrazione dei territori alternativi alla politica delle larghe intese, che devasta il paese e comprime i nostri diritti.

Siamo governati da politiche europee di austerità che producono l’impoverimento di un numero sempre maggiore di persone, generando sfiducia, isolamento, paura – una dinamica che indebolisce sempre di più il tessuto sociale e contribuisce a peggiorare la qualità della vita. Ma c’è qualcuno che nelle città lavora a una prospettiva diversa, fatta di giustizia sociale, di solidarietà, di accoglienza e di autorganizzazione dei cittadini e delle cittadine.

E’ questo lo spirito con cui  nelle scorse elezioni amministrative sono nate, in tutta Italia, diverse liste di cittadinanza, che si caratterizzano per la loro alterità e autonomia rispetto al ceto politico e ai poteri

Nei mesi passati questi laboratori politici – presenti a Pisa, Roma, Ancona, Siena, Messina, Brescia e poi Brindisi, Firenze, Imperia e l’Aquila – hanno avviato i primi passi di un percorso comune di confronto e scambio sulla politica territoriale. forti e clientelari che governano le città. Si tratta di percorsi che uniscono l’attivismo sociale, le pratiche dei beni comuni, le lotte per il diritto all’abitare, esperienze amministrative innovative e spazi sociali e culturali.

Oggi da queste esperienze parte un invito a tutte le liste di cittadinanza che già esistono e a tutte le esperienze sociali e politiche che stanno discutendo se candidarsi alle elezioni amministrative del 2014, per incontrarsi a Pisa e scrivere un nuovo pentagramma del comune, fondato sulla cooperazione, sulla solidarietà, sulla democrazia dal basso e su un rinnovato welfare municipale.

Per mettere in comune buone pratiche amministrative, per creare forme di cooperazione, per costruire risposte plurali ma collettive alla crisi economica, sociale e democratica che colpisce sempre più le città e i suoi abitanti, stretti tra i tagli agli enti locali e i vincoli feroci dei patti di stabilità, occorre inventare tutta un’altra musica.

Primi proponenti: per Un’altra città (Firenze) – Ancona Bene Comune – Appello per L’Aquila – Brescia Solidale e Libertaria per i Beni Comuni – Brindisi Bene Comune- Cambiamo Messina dal basso – Cittadinanza e Partecipazione (Feltre) – Gruppo Consiliare Imperia Bene Comune – Una città in comune (Pisa) – Repubblicana Romana – Sinistra per Siena

Per adesioni: unaltramusica@gmail.com 3398030898

Per il programma e tutte le info: www.unacittaincomune.it

Per il pernottamento scrivi a: segreteriaincomune@gmail.com

Sostieni le spese organizzative dell’iniziativa con una donazione cliccando: http://www.shinynote.com/organizzazione/358/pisa-in-comune

]]> /2013/11/05/democrazia-comunale-a-pisa/feed/ 0 Ferrara, 16 novembre /2013/10/30/ferrara-16-novembre/ /2013/10/30/ferrara-16-novembre/#comments Wed, 30 Oct 2013 10:23:41 +0000 /?p=7126

GENTEDISINISTRA

ORGANIZZA A FERRARA

IL 16 NOVEMBRE 2013

UN’ASSEMBLEA DI ASSOCIAZIONI, RETI DI MOVIMENTI E PERSONE PER COSTRUIRE UN PERCORSO CONCRETO VERSO L’AUTORAPPRESENTANZA E LE NUOVE FORME DEL SOGGETTO  POLITICO CHE CI SERVE.

PREMESSA

Molti, al di fuori dei partiti tradizionali, avvertono la necessità di costruire nuove forme di soggettività politica e di rappresentanza anche a livello istituzionale, un soggetto politico nuovo che sia in grado di radicare nuove forme di democrazia che gli attuali partiti non sono in grado di accogliere e che anticipi in qualche modo una democrazia partecipativa che si affianchi a corroborare quella rappresentativa ormai svuotata e ridotta ad un buco nero. E’ il noto tema dell’autorappresentanza della società civile e dei movimenti a fronte della crisi dei partiti e della democrazia. La questione è resa più urgente dalle rotture della legalità costituzionale cui assistiamo ogni giorno, dall’ulteriore involuzione del pd, dalla crisi di credibilità dei partitini della sinistra cosiddetta radicale e dal fallimento di alcuni tentativi come CSP dei cui limiti ed errori occorre tenere conto proprio per rilanciare il tema dell’autorappresentanza fuori dall’egemonia dei partiti. Il tema è reso più urgente anche dall’aggravarsi della crisi economica e sociale che certo non provocherà, come si potrebbe pensare, una graduale crescita di ribellione consapevole ma aumenterà lo smarrimento del “si salvi chi può” che potrebbe travolgere e far scomparire quelle culture di cui i movimenti sono portatori: culture che potrebbero dare risposte alternative alla crisi, ma che potrebbero essere travolte anch’esse dal disastro sociale se non saranno riconoscibili come portatrici di risposte credibili e di un’adeguata soggettività in grado di sostenerle.

Non si parte da zero. Ci sono movimenti a valenza generale come quello per l’acqua pubblica o il forum per una finanza pubblica e sociale e associazioni che pongono direttamente il tema del soggetto politico nuovo. Ancora, esistono moltissimi movimenti dal basso cha a partire dalla difesa del territorio, dai beni comuni, dall’ambiente, dal lavoro, dai servizi, dall’ecologia solidale e dalle  infinite esperienze delle persone reali, rappresentano già un’alternativa alle politiche dominanti. Se maturerà  fino in fondo questo bisogno di convergenza e condivisione, potrà nascere  un “soggetto politico” capace di rappresentanza anche sul piano istituzionale. I segali della consapevolezza di ciò, già si vedono e vanno fatti crescere nel concreto.

Tuttavia i movimenti di cui parliamo si muovono ancora troppo spesso in una logica puramente resistenziale, di risposta all’attacco avversario dispersa nei vari punti in cui emergono le ferite; occorre dare più forza alla consapevolezza che i nostri contenuti sono già una politica economico-sociale alternativa a quella dominante

Nella primavera sorsa si sono svolti importanti seminari e appuntamenti di questi diversi soggetti o aree di riferimento. A Firenze e a Bari Alba si è riunita per rilanciare il suo progetto del soggetto politico nuovo e dei nuovo modelli di democrazia partecipativa; sempre a Firenze, significativamente lo stesso giorno, numerosi movimenti e associazioni hanno dato vita al Forum per una nuova finanza pubblica e sociale; a Senigallia  la primavera scorsa si è svolto un importante seminario (promosso da numerosi movimenti e associazioni col nome provvisorio di ‘Semina’ e con il sostegno di Democrazia Km0) con al centro il tema di un percorso per la costruzione di un soggetto politico nuovo di autorappresentanza dei movimenti; un analogo ampio arcipelago di movimenti si è riunito in giugno sul monte Amiata ponendo lo stesso problema: tutta l’area della lotta per i beni comuni mostra sempre più consapevolezza di questo passaggio.

Tutto ogni volta sembra pronto: contenuti, idee di diversa forma della politica, slancio ideale, consapevolezza dell’urgenza…ma ogni volta tutto si ferma alla petizione di principio, senza trovare il modo di fare i passi successivi, tornando ognuno al proprio particulare e tutti alle nostre sconfitte: la finanza raggiunge i suoi obbiettivi speculativi e di strangolamento dei territori, i governi continuano a realizzare grandi opere inutili ed a piegarsi ai dictat della finanza mondiale, i beni comuni continuano ad essere svenduti, viene stravolta la Costituzione non per aumentare la democrazia ma per ridurla. Tutto questo senza che esista un soggetto o un’area in grado di opporre una qualche credibile resistenza, di passare  dalla pulviscolare difesa a valle dei diritti violati ad una proposta a monte, alternativa alle dottrine ed alle politiche dei poteri forti.

C’è insomma una divario enorme tra la grande capacità di elaborazione politica e culturale dei movimenti e la totale incapacità di darsi forme efficaci di autorappresentanza.

Ci rendiamo conto che, a fronte di un’esigenza di autorappresentanza dei movimenti e della società, si riscontra la presenza di vari filoni di pensiero che declinano tale esigenza con alcune differenze di analisi , di tempi, di forme e di proposta; questi filoni stentano a parlarsi ed a costruire un quadro condiviso , un percorso per dare risposta al problema. Questo rappresenta un ostacolo comunicativo che è necessario superare anche nell’incontro che proponiamo.

Come associazione Gentedisinistra sentiamo l’urgenza di valorizzare la ricchezza di cui i movimenti sono portatori, verificare se esiste la possibilità di passi concreti verso la costruzione di un soggetto di autorappresentanza che pure rispetti specificità e autonomia di ciascuno.

LA PROPOSTA

Avevamo partecipato al seminario ‘Semina’ già citato organizzato a Senigallia da numerosi movimenti e associazioni e ci era piaciuta la chiarezza, la lucidità di analisi con cui si è posto il tema di una soggettività di autorappresentanza dei movimenti ed anche le lucide autocritiche che sono emerse su aspetti di autoreferenzialità che anch’essi hanno espresso.

Quel seminario si era concluso con l’impegno a riflettere e rivedersi, magari in un’altra città e con organizzazione da parte di qualcun altro dei movimenti presenti, in un incontro che mettesse le gambe ai ragionamenti fatti.

Come associazione Gentedisinistra abbiamo pensato che è ora di farlo sul serio e per questo  proponiamo tale INCONTRO A FERRARA IN NOVEMBRE.

L’obbiettivo è tentare un primo passo concreto verso la nascita di un soggetto politico capace di raccogliere le istanze provenienti dai movimenti, dai territori, dai milioni che non hanno più rappresentanza politica; un tentativo pragmatico di creare un primo nucleo di soggetti che intendano coordinare le loro iniziative nazionali, iniziare a presentarsi con un riconoscibile denominatore comune di fronte ai media e ai cittadini, senza alcuna riduzione a contingenti esigenze elettorali ma dandosi un orizzonte più largo, quello della ri-creazione di uno spazio politico inedito, un soggetto, in grado di far passare un altro modello di politica e di scardinare il pensiero unico dominante.

I SOGGETTI CHE ANIMERANNO IL CONFRONTO

Abbiamo individuato un primo nucleo di soggetti che per noi sono portatori di una riflessione sul soggetto politico nuovo e le forme di autorappresentanza dei movimenti e introdurranno il dibattito in questa giornata di riflessione e azione.

Si tratta di soggetti portatori anche di differenti declinazioni del problema e che, proprio per questo, devono parlarsi chiaramente.

Oltre naturalmente a Gentedisinistra, che promuove l’incontro, si abbiamo individuato almeno quattro componenti: ALBA, un’associazione che si fonda proprio su una proposta di rinnovamento della politica fuori dalle logiche dei partiti; l’arcipelago dei movimenti e associazioni ‘Semina’ che ha dato vita al seminario di Senigallia col sostegno di Democrazia Km0 ,  seminario in cui ha posto con forza e chiarezza il tema dell’uscita dalla prassi della delega dai movimenti ai partiti per affrontare la costruzione di forme di autorappresentanza dei movimenti che al contempo ne tuteli pluralità, autonomia e forme partecipative; Attac che indubbiamente pone problematiche in grado di dare senso e strategia unitari all’azione diffusa dei movimenti come già avvenuto con l’importante ruolo svolto nel movimento per l’acqua pubblica ed ora con la costituzione del Forum per una nuova finanza pubblica e sociale; Alternativa, un’associazione che con Giulietto Chiesa da tempo pone la questione della costruzione di un soggetto politico nuovo che superi le tante autoreferenzialità che sino ad oggi l’hanno impedito.Tutti hanno aderito al nostro invito a partecipare alla tavola rotonda che il 16 novembre introdurrà il più ampio dibattito dell’assemblea.

L’importante per ora è che si individui un nucleo iniziale che riesca a muovere il volano e divenire il punto di riferimento di un processo più ampio.

Tuttavia è evidente che tanti altri sono i soggetti indispensabili a questo processo, tra questi particolarmente significative sono le esperienze delle liste di cittadinanza locali, legate a concrete lotte territoriali, alcune delle quali hanno dato vita alla Rete delle Città Solidali. C’è poi un ampio arcipelago di associazioni e comitati ma anche di singole personalità impegnate su questi temi.

Ci impegneremo quindi per assicurarci la partecipazione alla nostra iniziativa di questi soggetti collettivi e persone, in modo che il dibattito sia il più fecondo ed utile possibile.

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE

 

Oltre i partiti. Il soggetto cui pensiamo (e pensano tutti coloro che hanno ragionato su questo argomento) deve essere radicalmente diverso dai partiti novecenteschi o dalle tristi riedizioni di trite – e disperate – coalizioni che a sinistra hanno solo contribuito ad ulteriori divisioni e perdita di consenso tra gli elettori, che ancora vengono proposte come soluzione ma che sono esse  stesse uno dei problemi.

Oltre la resistenza frammentaria, verso una proposta alternativa complessiva. Come detto sopra i movimenti si muovono ancora troppo spesso in una logica puramente resistenziale in battaglie particolari, spesso di mera reazione agli attacchi dei poteri forti, spesso sconfitti anche per la mancanza di un disegno più ampi e strategico, una cornice politica complessiva che renda evidente che i nostri contenuti sono già una politica economico-sociale alternativa a quella dominante. E’ necessario costruire questa cornice in cui iscrivere le singole lotte sui territori, individuare campagne comuni che siano espressione di questa cornice.

Un nome e un cognome:  un tema che si pone giustamente tra i movimenti è come far convivere specificità ed autonomia, di cui tutti sono giustamente gelosi perché costituiscono le radici territoriali e politiche di riferimento, con la necessità di una nuova soggettività politica che esprima la vasta area di cui parliamo. Sono state fatte varie metafore per spiegare simbolicamente questa sintesi, aggiungiamo quella del Nome e Cognome: ogni associazione o movimento ha un suo Nome proprio che ne individua specificità e autonomia; occorre il Cognome, che ne individui l’appartenenza ad un disegno collettivo più ampio.

Riconoscibilità: i movimenti e le associazioni di cui parliamo sono potenzialmente portatori di un disegno complessivo totalmente nuovo; tuttavia oggi questa potenzialità alternativa non è riconoscibile ai più che continuano quindi, turandosi il naso, a guardare ai partiti o a sentirsi smarriti. La riconoscibilità del disegno e della pluralità di soggetti che lo compongono è essenziale per parlare con più persone possibile e non restare relegati ad un’immagine meramente resistenziale e frammentata.

Le forme. Non ci sfugge che la questione delle forme del nuovo soggetto non è secondaria; è necessario far convivere il riconoscimento di autonomia e specificità dei movimenti con forme che garantiscano il massimo di partecipazione agli individui senza pretese egemoniche di alcuno e senza rendite di posizione; insomma forme nuove che aiutino diffusione della partecipazione e fecondità del percorso, in alternativa  alle modalità accentratrici ed escludenti della politica tradizionale. Anche su questo il confronto potrà essere molto utile, senza cadere in precipitazioni ingegneristiche.

ALCUNE REGOLE DELL’INCONTRO

L’incontro ha una finalità politica concreta e vorremmo che al termine della giornata fosse possibile fissare qualche altra tappa del cammino di costruzione di un soggetto/spazio politico che gli invitati vogliano raggiungere congiuntamente. Per cercare di ottenere questo risultato però chiediamo che a questo incontro siano garantite certe caratteristiche.

– Parlare solo e chiaramente, senza divagazioni,  del problema che qui poniamo: movimenti e rappresentanza politica, forme di un soggetto politico nuovo  plurale. Vogliamo evitare di mescolare questa discussione con le pur interessanti descrizioni delle esperienze di movimento e delle lotte specifiche che ognuno rappresenta: è un limite dispersivo che a Senigallia gli organizzatori hanno cercato di evitare delimitando il tema, ma spesso non si riesce a sfuggire al desiderio di raccontarsi, cosa molto utile per certi versi ma in questo caso ostacola il passaggio cui siamo chiamati..

– Confronto aperto, senza infingimenti, uscendo dalle proprie chiusure, per evidenziare aspetti comuni e differenze. Sappiamo perfettamente che, ad esempio, fra ALBA,  i movimenti che si sono trovati a Senigallia, Attac, il Forum per la nuova finanza pubblica, Alternativa ed altri soggetti e persone che parteciperanno all’assemblea esistono declinazioni diverse del problema dell’autorappresentanza, dei suoi tempi e delle forme in cui affrontarlo. Queste differenze sono solitamente lasciate a scambi allusivi a distanza; quando va bene a qualche articolo sul Manifesto. E’ necessario che analisi e sfumature diverse del problema della rappresentanza politica dei movimenti vengano discusse apertamente, in un contesto unico che consenta di capire se queste differenze siano così ostative ad ogni prospettiva seria di lavoro comune o possano trovare forme di convivenza e di scambio fecondo con soluzioni creative.

– Conclusioni concrete e non generiche. Auspichiamo che da questo incontro si passi dalle parole a qualche fatto, si indichino alcune tappe del percorso da compiere, sapendo che non si possono risolvere tutti i problemi in modo ingegneristico ma sapendo anche che se non si comincia a fare qualche passo non si imparerà mai a camminare. Vorremmo insomma costruire i passi successivi a quanto ci si era detto a Senigallia, a Firenze o a Bari.

Sappiamo che le questioni da affrontare sono tante e qui solo in parte espresse: ma bisogna cominciare.

Un’ultima notazione. La situazione politica Italiana (ma potremmo dire europea) è ad una svolta epocale, alla vigilia di un radicale cambiamento della forma di democrazia, di una ridefinizione del quadro politico e delle forze che lo compongono. Potremo assistere ad un’involuzione autoritaria (consacrata da apposite riforme istituzionali) o all’apertura di nuove forme di democrazia. L’esserci o il non esserci di un soggetto che esprima le spinte di diffusione della democrazia, le idee di democrazia partecipata, i contenuti legati a nuovi modelli economici, sociali, ambientali, relazionali, sarà determinante per l’esito di questo passaggio. Sarà determinante se il pulviscolo di movimenti intelligenti ma divisi si trasformerà in una cosa che tenga insieme la loro pluralità e specificità con un quadro di riferimento teorico e politico e con una forma, quale che sia, che renda riconoscibile a tutti che ci muoviamo insieme.

Allora appuntamento a Ferrara il 16 NOVEMBRE.

Ecco il programma della giornata

CONVEGNO NAZIONALE

ASSOCIAZIONI MOVIMENTI PERSONE

VERSO L’AUTORAPPRESENTANZA

IL SOGGETTO POLITICO CHE CI SERVE

Ferrara 16 novembre 2013

Centro sociale il Melo, Via del melo, 60

Ore 9,30 – 17,30

Esistono numerosi movimenti dal basso che, a partire  dalla difesa del territorio, dai beni comuni, dall’ambiente, dal lavoro, dai servizi, dall’economia solidale  e dalle infinite esperienze delle persone reali, rappresentano già una possibile alternativa alla politica economica e sociale dominante.

 Se maturerà  fino in fondo il  bisogno di convergenza e condivisione, potrà nascere  un “soggetto politico” capace di rappresentanza anche sul piano istituzionale

Emerge l’urgenza di valorizzare la ricchezza di cui i movimenti e le persone sono portatori, di verificare se esiste la possibilità di passi concreti verso la  costruzione di un soggetto di autorappresentanza in grado di far convivere specificità e autonomia di ciascuno, in quanto costituiscono le proprie radici di riferimento, con la necessità di una nuova soggettività politica che esprima la vasta area di cui parliamo.

PROGRAMMA

Ore 9,30 Registrazione

Ore 10 Introduzione di Edoardo Nannetti (Gentedisinistra)

Ore 10,15 Tavola rotonda introduttiva con

Marco Bersani (Attac e Forum per una nuova finanza pubblica e sociale);

Giulietto Chiesa (Alternativa);

Emmanuele Curti o Giuliana Beltrame (Alba);

Katya Mastantuono (Reti di Economia Etica e Solidale REES e SEMNAtrice dal Percorso SEMINA 2013);

Edoardo Nannetti (Gentedisinistra).

Coordina Arianna Chendi di Gentedisinistra.

Ore 12,45 Pausa pranzo

Ore 13,30 Dibattito

Parteciperanno al dibattito Paolo Cacciari (giornalista ambientalista per la decrescita), Sergio Labate (Univ. di Macerata e movimenti percorso Semina 2013), Rebecca Rivoletto (Opzione Zero Riviera del Brenta), Italo Campagnoli (coord naz. Lista civica italiana)

Ore 17,00 Conclusioni

Pranzo a buffet preparato da Gentedisinistra. Per consentire una organizzazione adeguata della sala e del buffet chiediamo di comunicare la propria partecipazione entro lunedì 11 novembre scrivendo a gentedisinistra.ferrara@yahoo.it o telefonando al n.   3662052112

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